AI come ansia di Sonia Montegiove è un libro lucido e sorprendentemente accessibile: in un momento storico in cui l’intelligenza artificiale è ovunque (spesso raccontata con toni apocalittici o, al contrario, ingenuamente entusiasti) l’autrice riesce a riportare il discorso su un piano umano, concreto.
Montegiove non nega le preoccupazioni, anzi le affronta di petto: il lavoro che cambia, la privacy che si assottiglia, il senso di inadeguatezza davanti a tecnologie sempre più veloci. Ma lo fa senza cedere al panico, accompagnando il lettore in una riflessione critica e consapevole. Il merito più grande del libro è proprio questo: trasformare l’ansia in comprensione.
Lo stile è chiaro, diretto, mai accademico, capace di parlare sia a chi mastica tecnologia sia a chi ne è intimorito: gli esempi concreti aiutano a orientarsi, mentre le domande che il libro solleva restano addosso anche dopo l’ultima pagina.
AI come ansia non è solo un saggio sull’intelligenza artificiale, ma uno strumento per leggere il presente senza farsi travolgere: un invito a rallentare, capire e soprattutto non avere paura di porsi le domande giuste.









