Preferenze

Qualche anno fa la sinistra sosteneva con decisione il ritorno al voto di preferenza. La prima legge elettorale che introdusse le liste bloccate venne ribattezzata “Porcellum”, anche perché era stata varata dal centrodestra. All’epoca si affermava che Berlusconi volesse portare in Parlamento soltanto persone a lui vicine e che, con le liste bloccate, venissero eletti amici e fedelissimi dei leader politici, candidati che con il sistema delle preferenze difficilmente avrebbero ottenuto il consenso degli elettori. Si sosteneva inoltre che solo le preferenze potessero garantire un autentico legame tra gli eletti e il territorio, criticando la pratica di candidare persone in collegi considerati sicuri, dove risultavano elette grazie alle liste bloccate.

Oggi, però, poiché la proposta di reintrodurre le preferenze arriva da Giorgia Meloni, quella stessa soluzione viene respinta e giudicata negativamente.

Da questo punto di vista, il cambio di posizione appare evidente e, comunque la si interpreti, la giornata di oggi rappresenta un passo indietro per la democrazia.

In difesa della Costituzione antifascista

Tutte le volte che qualcuno a destra cerca di modificare la nostra meravigliosa Costituzione, c’è un coro a sinistra che motiva il non volere cambiare la Carta in quanto difendere la Costituzione è un dovere antifascista.

Bene. Se così realmente fosse, anche loro non dovrebbero permettersi di modificarla, difendendo lo stesso identico principio.

Eppure ricordo che la Costituzione antifascista fu cambiata sei anni fa, con la riduzione dei parlamentari voluta dal PD insieme con il Movimento Cinque Stelle (Elly Schlein era contraria, ma all’epoca era “solo” Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna). 

Nel 2001, la Costituzione antifascista fu cambiata, con la modifica del Titolo V voluta dai Democratici di Sinistra, per potenziare i poteri di regioni ed enti locali. 

Andiamo ancora a ritroso? Nel 1993 la Costituzione antifascista fu cambiata (anche) dal Partito Democratico della Sinistra, per cancellare l’immunità parlamentare. Certo, venivamo da Tangentopoli, ma ricordo l’ampia maggioranza raggiunta anche grazie all’intesa con il Movimento Sociale.

Eppure nel 1993, nel 2001 e nel 2020 non ricordo lo stracciarsi le vesti per salvare la Costituzione antifascista.

Ricordo male io o la Carta è da difendere solo da chi non la pensa come noi?

Su Fedez, Meloni e la comunicazione a sinistra

Sommessamente mi permetto di fare due conti: Giorgia Meloni va da Fedez a PulpPodcast (310.000 iscritti al canale YouTube e oltre un milione di visualizzazioni per le puntate più popolari). Fedez ha oltre tredici milioni di follower solo su Instagram che a naso non coincidono con quelli di un qualsiasi leader politico italiano. Elly Schlein e Giuseppe Conte, invitati, declinano l’invito. 

Sembra proprio che l’opposizione non riesca più a stare al passo coi tempi. Il mondo è cambiato, la comunicazione anche: chi continua a fare la morale nei salottini televisivi è rimasto indietro ai primi governi Berlusconi. Oggi più che mai la politica deve parlare dove ci sono le persone, cosa che faceva benissimo la sinistra mezzo secolo fa.

Poi cosa è successo?