A ferro e fuoco

La rabbia può essere comprensibile e persino necessaria quando scaturisce da un’ingiustizia, ma non ogni azione compiuta sotto la sua spinta può essere considerata, automaticamente, una forma di impegno politico.

Danneggiare una libreria (cosa che nello specifico mi tocca molto da vino), saccheggiare un’attività commerciale o distruggere il frutto del lavoro di chi lotta quotidianamente per mantenersi non significa attaccare il potere. Al contrario, vuol dire colpire persone che, nella maggior parte dei casi, vivono sulla propria pelle le stesse disuguaglianze contro cui si dichiara di protestare.

In questa forma di violenza esiste una contraddizione che riguarda non soltanto la sfera morale, ma anche quella politica: si rivendica il rispetto dei propri diritti negando quelli altrui. Si parla di giustizia sociale, ma poi si riversa la propria rabbia contro lavoratori, commercianti e spazi dedicati alla cultura.

La devastazione di una libreria rappresenta un’immagine particolarmente amara, perché i libri conservano anche la memoria delle lotte, delle rivoluzioni e delle conquiste sociali che hanno contribuito a costruire i diritti di cui oggi possiamo beneficiare.

Credo che, da una prospettiva di sinistra, sia fondamentale sostenere le motivazioni alla base delle proteste senza dover giustificare necessariamente ogni comportamento di chi vi prende parte. Al contrario, proprio perché quelle rivendicazioni sono importanti, occorre impedire che vengano snaturate da azioni che ne contraddicano i principi.

La violenza rischia infatti di mettere in secondo piano le motivazioni di una protesta, comprometterne la credibilità agli occhi dell’opinione pubblica e fornire alle istituzioni e al potere contestato un alibi per sottrarsi al confronto sulle questioni concrete sollevate dai manifestanti.

Quale Futuro (Nazionale) per il Governo?

Venerdì sera pare che la Meloni abbia chiesto a Tajani e Salvini di aspettare i primi sondaggi post referendum per capire verso quale direzione tira il vento.

Sebbene un calo di Fratelli d’Italia fosse da considerarsi fisiologico, non credo che alla Premier faccia piacere vedere la simulazione Ipsos Doxa delle intenzioni di voto apparsa oggi sul Corriere.

Se Vannacci dovesse arrivare veramente al 3% con il suo Futuro Nazionale diventerebbe l’ago della bilancia per potere avere la maggioranza in Parlamento in un’ipotetica nuova legislatura.

Rischiare e andare al voto? Forse ci penserei un attimino…

Al voto, al voto!

Sinceramente sono rimasto stupito nel leggere sul Foglio di oggi (quotidiano che sicuramente non rema a favore del centrosinistra) l’invito del direttore Claudio Cerasa al Governo Meloni di andare verso elezioni anticipate

Arrivati a questo punto della storia, forse, è inutile prendersi in giro: prendere tempo significa solo perdere tempo. E piuttosto che cercare un modo complicato, spericolato e precario per rimettere insieme i cocci di un vaso che si è rotto, ed essendo difficile crearne uno nuovo di zecca, tanto vale guardare in faccia la realtà, rendersi conto che i Delmastro, le Santanchè, le Bartolozzi sono la punta dell’iceberg di un problema più grande, capire che il risultato del referendum è la spia di un terreno che si sta sgretolando, prendere atto che il voto del 22 e 23 marzo è stato un voto di sfiducia anche nei confronti del governo ed evitare dunque di trasformare i mesi che ci separano dalle elezioni, sulla carta si voterà a settembre 2027, in una lenta agonia, non solo per il governo ma anche per l’Italia.

Il costo del carburante in Italia

Da oggi 19 marzo e fino al 7 aprile verrà tagliato il costo dei carburanti alla pompa di circa 25 centesimi. La misura principale del provvedimento è la riduzione delle accise, una delle componenti che formano il prezzo dal benzinaio. Di conseguenza diminuisce anche l’Iva, che si calcola sull’intero prezzo al distributore, comprensivo quindi delle stesse accise.

Ma al netto di tutto questo, qual è il costo del carburante in Italia?

– 0,993 €/litro, il gasolio
– 0,818 €/litro, la benzina
– 0,439 €/litro, il GPL

Il resto sono tutte imposte.

Fonte: Ministero dell'Ambiente
Fonte: Ministero dell’Ambiente

Ne consegue che fanno molto gettito e reggono buona parte delle spese del paese. Spese che i vari Ministeri sono costretti a tagliare:

Fonte: https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2026/03/18/64/sg/pdf

Quando sentiamo ciclicamente proposte sull’eliminazione o comunque sul taglio delle accise, pensiamo veramente che qualche governo vi possa rinunciare a cuor leggero?