Regime Change: il Foglio – Repubblica 1-0

Capita spesso, quando sta per uscire un nuovo libro, di imbattersi nelle prime recensioni sui giornali o sui siti di informazione.

Durante la mia rassegna stampa di questa mattina ho notato che sia la Repubblica sia il Foglio scrivevano di Regime Change, il libro scritto da due giornalisti del New York Times (Maggie Haberman e Jonathan Swan) che raccoglie una quantità di episodi utili a capire meglio cosa passa per la testa di Trump, anche nei rapporti con gli alleati.

Fin qui nulla di strano.

C’è però un dettaglio curioso. Nell’articolo de il Foglio il libro viene presentato come una pubblicazione di prossima uscita.

Leggendo la Repubblica, invece, sembra che sia già disponibile in libreria.

Chi ha ragione, dunque? Marco Bardazzi, che specifica chiaramente come finora siano state pubblicate soltanto alcune anticipazioni del volume, oppure Massimo Basile, che ne parla come di un libro già uscito?

La risposta, in realtà, è piuttosto semplice e si trova già nel titolo, ma se volete togliervi ogni dubbio basta controllare la data di pubblicazione.

Eco e l’umana sete di prefazioni

Sul Foglio Weekend di questa settimana c’è un interessante articolo su Umberto Eco e su una sua inedita raccolta pubblicata da La nave di Teseo.

Umberto Eco è noto come scrittore di romanzi e saggi di estetica, critica letteraria, semiotica, e filosofia. Sono famose le sue Bustine di Minerva e si ricordano i suoi articoli sui quotidiani. Questa raccolta propone per la prima volta l’Eco scrittore di prefazioni e scritti introduttivi o conclusivi, una intensa produzione che ha accompagnato incessantemente la sua attività culturale e accademica. Questo volume di “scritti liminari” copre un arco temporale che va dal 1956 al 2015, attraversando diversi campi di intervento a cui Eco si è dedicato: prefazioni di ambito letterario, di attualità e costume, sui fumetti e una selezione di testi di carattere filosofico e semiotico. Il volume ci restituisce così tutta l’ampiezza di una personalità fuori dal comune, che attraverso i suoi interventi osserva, e spesso anticipa, i cambiamenti del mondo in questi sessant’anni.

Le città di pianura

I premi, notoriamente, bisogna saperli demeritare. Gli autori hanno fatto di tutto per evitare la celebrazione, e anche gli attori magistrali, elettrici, sornioni e imbriagoni (Filippo Scotti, Sergio Romano, Pierpaolo Capovilla, Andrea Pennacchi). Di tutto hanno fatto il montatore (Paolo Cottignola), il musicante (Krano), i produttori (Marta Donzelli, Gregorio Paonessa), ma insieme con tutti gli altri non ci sono riusciti. Per una volta i David di Donatello hanno offerto un tripudio di doni meritati a chi non fellineggia a vanvera, a chi non insegue la pigrizia dell’intimismo ideologico, a chi non solletica il banale estetizzante che è in noi, a un capolavoro che è anche un manifesto di cinema e letterario.

Giuliano Ferrara sul Foglio weekend di questa settimana.

Veltroni intervista l’AI

Ho letto con curiosità l’intervista di Walter Veltroni a Claude, una delle più avanzate applicazioni di intelligenza artificiale.

Non è il primo a legare il mondo del giornalismo con quello delle nuove tecnologie (in Italia, Il Foglio fa uscire settimanalmente un inserto con articoli scritti esclusivamente dall’AI): a questo giro però l’esperimento non mi sembra particolarmente riuscito.

C’è una cerchia di intellettuali (spesso di sinistra) che sembra parlare soprattutto a se stessa: produce contenuti che si credono brillanti, spesso scollegati dalla realtà, e li offre a un pubblico sempre più ristretto e autoreferenziale. Il problema non è l’ironia o la sperimentazione, ma la distanza: il rischio è restare chiusi in una bolla che scambia l’autocompiacimento per analisi.

Shelly Kittleson e il capire l’Iraq da vicino

Ora che la minaccia dell’Isis si è notevolmente ridotta, alcuni osservatori affermano di non vedere la necessità non solo di una missione di combattimento statunitense, ma anche della continua esistenza di fazioni armate non sottoposte al controllo governativo. In molti le descrivono come organizzazioni di tipo mafioso dotate di armamenti pesanti, che rischiano di trascinare l’Iraq in una guerra che il paese non vuole né può permettersi.

Shelly Kittleson, la giornalista rapita in Iraq, sul Foglio di ieri.

Al voto, al voto!

Sinceramente sono rimasto stupito nel leggere sul Foglio di oggi (quotidiano che sicuramente non rema a favore del centrosinistra) l’invito del direttore Claudio Cerasa al Governo Meloni di andare verso elezioni anticipate

Arrivati a questo punto della storia, forse, è inutile prendersi in giro: prendere tempo significa solo perdere tempo. E piuttosto che cercare un modo complicato, spericolato e precario per rimettere insieme i cocci di un vaso che si è rotto, ed essendo difficile crearne uno nuovo di zecca, tanto vale guardare in faccia la realtà, rendersi conto che i Delmastro, le Santanchè, le Bartolozzi sono la punta dell’iceberg di un problema più grande, capire che il risultato del referendum è la spia di un terreno che si sta sgretolando, prendere atto che il voto del 22 e 23 marzo è stato un voto di sfiducia anche nei confronti del governo ed evitare dunque di trasformare i mesi che ci separano dalle elezioni, sulla carta si voterà a settembre 2027, in una lenta agonia, non solo per il governo ma anche per l’Italia.