A ferro e fuoco

La rabbia può essere comprensibile e persino necessaria quando scaturisce da un’ingiustizia, ma non ogni azione compiuta sotto la sua spinta può essere considerata, automaticamente, una forma di impegno politico.

Danneggiare una libreria (cosa che nello specifico mi tocca molto da vino), saccheggiare un’attività commerciale o distruggere il frutto del lavoro di chi lotta quotidianamente per mantenersi non significa attaccare il potere. Al contrario, vuol dire colpire persone che, nella maggior parte dei casi, vivono sulla propria pelle le stesse disuguaglianze contro cui si dichiara di protestare.

In questa forma di violenza esiste una contraddizione che riguarda non soltanto la sfera morale, ma anche quella politica: si rivendica il rispetto dei propri diritti negando quelli altrui. Si parla di giustizia sociale, ma poi si riversa la propria rabbia contro lavoratori, commercianti e spazi dedicati alla cultura.

La devastazione di una libreria rappresenta un’immagine particolarmente amara, perché i libri conservano anche la memoria delle lotte, delle rivoluzioni e delle conquiste sociali che hanno contribuito a costruire i diritti di cui oggi possiamo beneficiare.

Credo che, da una prospettiva di sinistra, sia fondamentale sostenere le motivazioni alla base delle proteste senza dover giustificare necessariamente ogni comportamento di chi vi prende parte. Al contrario, proprio perché quelle rivendicazioni sono importanti, occorre impedire che vengano snaturate da azioni che ne contraddicano i principi.

La violenza rischia infatti di mettere in secondo piano le motivazioni di una protesta, comprometterne la credibilità agli occhi dell’opinione pubblica e fornire alle istituzioni e al potere contestato un alibi per sottrarsi al confronto sulle questioni concrete sollevate dai manifestanti.

Su Eni e la verde scontata

La pantomima in corso di ENI e compagnia sul prezzo dei carburanti mi ricorda quella volta che, controllando (visto che sono un coglione) per la prima volta i costi delle assicurazioni auto, chiamai il mio assicuratore facendogli presente che in giro c’erano polizze con la mia medesima copertura che costavano la metà di quanto pagavo con lui. Lui serafico mi rispose: non c’è problema, ti faccio anch’io lo stesso prezzo.

Massimo Mantellini su Substack

C’était ça ou mourir

A me sembra che, se si scoprisse che un libro molto apprezzato proprio per il suo stile e per la qualità della scrittura, come C’était ça ou mourir di Orelien, è stato scritto con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, questo non rappresenterebbe necessariamente un argomento contro l’uso dell’IA. Anzi, potrebbe essere letto in senso opposto: se il risultato è capace di conquistare i lettori e di essere apprezzato per le sue qualità letterarie, allora l’impiego dell’intelligenza artificiale può essere considerato uno strumento, piuttosto che un elemento che di per sé sminuisce il valore dell’opera.

Qui la storia completa.

Rai Scuola

Vedo gente che non ha mai visto neppure la pubblicità su Rai Scuola, chiedere a gran voce che il progetto non venga chiuso.

Al netto della giusta e condivisibile battaglia, mi fa molto ridere il rapporto tra oggetto della diatriba e difensori.

Scrolling

Lo scrolling non è il vero problema.

È solo il sintomo di qualcosa di più profondo.

È ciò che accade quando le nostre giornate diventano piatte, prive di entusiasmo, novità e stimoli autentici: per questo, non serve colpevolizzarci.

Forse dovremmo fermarci e chiederci piuttosto dove trovare esperienze, relazioni e attività capaci di nutrirci davvero.

Come succedeva non più tardi di un decennio fa.

Francesco Guccini

Ma se Guccini piaceva così tanto e a molti, com’è che abbiamo la Meloni Presidente del Consiglio e La Russa Presidente del Senato?

Ceuta

Non riescono a trovare nemmeno un supermercato dietro l’angolo senza il navigatore, ma poi si trasformano in esperti di geopolitica e migrazioni.

E riescono perfino a indignarsi perché persone che partono da un paese africano arrivano in un altro paese africano. Perché sì, quel territorio è sotto sovranità spagnola, ma dal punto di vista geografico resta in Africa: quei disperati percorrono appena cinque chilometri a nuoto e, via terra, la distanza è persino inferiore, anche se il tragitto è più complicato.

Il problema, ormai, non è soltanto l’ignoranza dei fatti, ma la mancanza di una solida istruzione di base.

Roggero

Di tutta la storia del gioielliere che spara ai ladri uccidendone due, l’unica cosa che mi dispiace è vedere la strumentalizzazione politica intorno a tutto il caso.

Sono ormai completamente disincantato: chi è al governo non sembra interessato a far crescere il senso critico delle persone, ma piuttosto a raccogliere consenso facendo leva, a mio parere in modo sbagliato, sulle reazioni più istintive dell’opinione pubblica.

Preferenze

Qualche anno fa la sinistra sosteneva con decisione il ritorno al voto di preferenza. La prima legge elettorale che introdusse le liste bloccate venne ribattezzata “Porcellum”, anche perché era stata varata dal centrodestra. All’epoca si affermava che Berlusconi volesse portare in Parlamento soltanto persone a lui vicine e che, con le liste bloccate, venissero eletti amici e fedelissimi dei leader politici, candidati che con il sistema delle preferenze difficilmente avrebbero ottenuto il consenso degli elettori. Si sosteneva inoltre che solo le preferenze potessero garantire un autentico legame tra gli eletti e il territorio, criticando la pratica di candidare persone in collegi considerati sicuri, dove risultavano elette grazie alle liste bloccate.

Oggi, però, poiché la proposta di reintrodurre le preferenze arriva da Giorgia Meloni, quella stessa soluzione viene respinta e giudicata negativamente.

Da questo punto di vista, il cambio di posizione appare evidente e, comunque la si interpreti, la giornata di oggi rappresenta un passo indietro per la democrazia.

Rallentare

Leggere molto serve a poco se ciò che si legge svanisce subito.

C’è chi divora decine di libri ogni anno senza che questo lasci un segno nella propria vita e c’è chi, invece, si imbatte in una sola frase, la porta con sé per giorni o settimane e, grazie a quella riflessione, cambia il proprio modo di guardare la realtà.

Non è il numero dei libri letti a fare la differenza, ma la capacità di lasciare che un’idea continui a vivere dentro di noi anche dopo aver chiuso l’ultima pagina.

A volte rallentare nella lettura è il modo migliore per andare davvero più lontano.