Questa è casa mia (l’identità digitale nel 2026)

All’inizio, fu MSN. Poi arrivò Spaces. Quelli un po’ più smanettoni avevano un blog su Splinder. Dopo qualche anno, chi era bravo bravo aprì un proprio spazio su WordPress. Mentre succedeva tutto questo, arrivarono i social: prima Facebook, poi a ruota Instagram, Twitter (ora X), Threads, TikTok. Ora pare vada per la maggiore Substack.

Tutti questi luoghi virtuali hanno sempre avuto un minimo comune denominatore: erano (e sono) tutti in affitto.

Utilizzare il proprio dominio per organizzare e strutturare i propri pensieri non è sicuramente una scelta facile. Richiede tempo, risorse e pazienza. Difficilmente qui si diventa virali ed è sicuramente più complesso essere visibili.

Per questo, continuare a essere presenti in rete con un blog nel 2026 è anacronistico.

C’è però il rovescio della medaglia: si è più liberi. Qui non sono in affitto, questa è casa mia.

Disobbedienza civile

Non sono di certo tipo da disobbedienza civile: devo però ammettere che questo paese sarebbe peggiore se non ci fossero stati i radicali in passato e Marco Cappato negli ultimi anni.

Un’altra vittoria per la disobbedienza civile. Sono state archiviate le inchieste nei miei confronti per i casi di Elena e Romano, le due persone che avevo accompagnato in Svizzera nel 2022 per accedere al suicidio assistito. Ora bisogna fare sì che il Parlamento italiano non cancelli questo diritto: sarebbe gravissimo. Ci mobiliteremo affinché questo non accada e continueremo ad aiutare le persone che ce lo chiedono, se necessario anche ricorrendo ad azioni di disobbedienza civile, fino al pieno riconoscimento del diritto ad accedere all’aiuto alla morte volontaria.

Qui la storia di Elena e Romano.

Per sempre nì

Ho sincera stima verso tutti quelli che hanno un’idea chiara e netta su cosa votare al prossimo referendum: giuro, ho letto vari articoli, mi sono informato, ma più cerco di entrare in alcuni meccanismi più mi rendo conto che ci sono valide argomentazioni per sostenere sia il no che il sì. Di una cosa però sono certo: in molti casi ci sarebbe da votare contro quelli che si augurano un determinato risultato…

In ricordo di Luca Conti

Oggi se n’è andato Luca Conti.

Per chi, come me, è stato un blogger nei primi anni duemila (quando ancora non esistevano i social), Luca è stato senza dubbio un punto di riferimento.

Nel suo pandemia.info scriveva principalmente di internet e tecnologia. Ricordo ancora quando nei miei pomeriggi da studente, facevo il giro dei siti e dei blog da consultare: il suo era sempre uno dei primi che leggevo.

Poi, con l’avvento delle nuove piattaforme e per sopravvenuta pigrizia l’ho perso un po’ di vista: avevo visto che il suo vecchio dominio non era stato più rinnovato (quasi tutti quelli che avevano un discreto successo in quegli anni, hanno fatto la stessa fine) e che aveva riaperto il suo blog sul dominio (molto più semplice) ww.lucaconti.it.

Ecco, rientrandoci proprio oggi (dopo avere letto la notizia della sua scomparsa), ho letto questo post di qualche giorno fa

Prendi questo post come un addio anticipato alla vita, perché di questo si tratta. Magarti ci sarà qualche sorpresa positiva inaspettata e la resa dei conti rinviata di un po’, ma la sostanza non cambia e soprattutto il mio fegato resta quello che è. Biologicamente e legalmente muori il giorno in cui non respiri più e il cuore smette di battere. Nella realtà muori il giorno in cui la tua dignità nel vivere scende sotto una certa soglia e non può tornare più sopra. Quel giorno, purtroppo, è forse già arrivato. Non posso dirlo con certezza per vari motivi, ma ho molti indizi per pensarlo. Questo basta a decretare che il gioco è finito.

Oggi, come venti anni fa, mi ha insegnato qualcosa.

Ovunque tu sia, ciao Luca.

Leggete finché potete…

“Leggete finché potete”: Giuseppe De Filippi sul Foglio di oggi…

La spettacolarizzazione del dolore

Sul Foglio Weekend c’è un pezzone di Andrea Minuz sulla spettacolarizzazione del dolore che vi consiglio di recuperare…