All’inizio, fu MSN. Poi arrivò Spaces. Quelli un po’ più smanettoni avevano un blog su Splinder. Dopo qualche anno, chi era bravo bravo aprì un proprio spazio su WordPress. Mentre succedeva tutto questo, arrivarono i social: prima Facebook, poi a ruota Instagram, Twitter (ora X), Threads, TikTok. Ora pare vada per la maggiore Substack.
Tutti questi luoghi virtuali hanno sempre avuto un minimo comune denominatore: erano (e sono) tutti in affitto.
Utilizzare il proprio dominio per organizzare e strutturare i propri pensieri non è sicuramente una scelta facile. Richiede tempo, risorse e pazienza. Difficilmente qui si diventa virali ed è sicuramente più complesso essere visibili.
Per questo, continuare a essere presenti in rete con un blog nel 2026 è anacronistico.
C’è però il rovescio della medaglia: si è più liberi. Qui non sono in affitto, questa è casa mia.


