Tutto corretto dall’AI, niente pensato

C’è una scorciatoia sempre più usata nell’informazione: far scrivere articoli all’intelligenza artificiale: veloce, economica, instancabile. Ma a che prezzo?

Un testo generato può essere corretto, scorrevole, persino convincente. Eppure manca qualcosa: uno sguardo. Il giornalismo non è solo mettere insieme informazioni, è scegliere cosa raccontare e come farlo. È responsabilità, esperienza, sensibilità.

Il rischio è un’informazione sempre più uniforme, fatta di articoli che si somigliano, senza voce e senza attrito. Se tutti usano gli stessi strumenti, il risultato è un racconto piatto, prevedibile, facilmente sostituibile.

C’è poi un nodo cruciale: chi risponde di ciò che viene scritto? Quando la firma è umana, la responsabilità è chiara. Quando scrive una macchina, lo è molto meno.

Esiste però una via intermedia: usare l’AI come supporto e non come sostituto. Un testo può essere generato e poi rivisto, corretto, arricchito da una persona. È lì che torna il valore umano: nella scelta delle parole, nel taglio, nelle sfumature (certo, bisogna stare un po’ attenti per evitare quello che è successo la scorsa settimana nell’edizione cartacea de La Sicilia)

Non è una guerra alla tecnologia. Ma se automatizziamo la scrittura, rischiamo di automatizzare anche il pensiero. E a quel punto, più che informare, ci limiteremo a riempire spazi.

Al mio paese

Non so se la data di uscita del nuovo singolo Al mio paese di Levante, Serena Brancale e Delia sia casuale: certo, farla coincidere con il periodo pasquale e con l’arrivo del Sicilia Express, è affascinante.

Vivere in Sicilia ed essere un millennial, porta inevitabilmente ad aver avuto a che fare almeno una volta nella vita con la nostalgia dell’arrivederci, la gioia del tornare e la felicità nel poter pronunciare quella frase che ogni fuorisede ha pensato almeno una volta nella vita: “Torno a casa”.

Una sensazione che mai nessuno era stato capace di mettere in musica.