Vance e l’opinione che conta più della competenza

Dopo anni in cui persone totalmente impreparate discutevano alla pari con chi ha dedicato la vita allo studio dei vaccini, oggi ci ritroviamo un ex Marines (ora Vicepresidente degli USA) che invita il Papa a fare attenzione quando parla di teologia.

Il problema non è solo l’assurdità della scena, ma la sua normalità: l’idea che ogni opinione valga quanto una competenza costruita nel tempo. E così, un giorno si mettono in discussione i virologi, il giorno dopo i teologi. Sempre con la stessa sicurezza, sempre con la stessa leggerezza. Poi, certo, tutto questo è ancora più grave se alcune parole vengono pronunciate da Trump o Vance (Presidente e VicePresidente degli Stati Uniti, mica due al bar alla quarta Ceres), ma su questo ho già scritto qui.

Più che un paradosso, è il segno di un’epoca in cui la competenza è diventata sospetta e l’improvvisazione una virtù.

Viviamo in un mondo che sembra girare al contrario (e non nell’accezione vannaccesca).

AI come ansia

AI come ansia di Sonia Montegiove è un libro lucido e sorprendentemente accessibile: in un momento storico in cui l’intelligenza artificiale è ovunque (spesso raccontata con toni apocalittici o, al contrario, ingenuamente entusiasti) l’autrice riesce a riportare il discorso su un piano umano, concreto.

Montegiove non nega le preoccupazioni, anzi le affronta di petto: il lavoro che cambia, la privacy che si assottiglia, il senso di inadeguatezza davanti a tecnologie sempre più veloci. Ma lo fa senza cedere al panico, accompagnando il lettore in una riflessione critica e consapevole. Il merito più grande del libro è proprio questo: trasformare l’ansia in comprensione.

Lo stile è chiaro, diretto, mai accademico, capace di parlare sia a chi mastica tecnologia sia a chi ne è intimorito: gli esempi concreti aiutano a orientarsi, mentre le domande che il libro solleva restano addosso anche dopo l’ultima pagina.

AI come ansia non è solo un saggio sull’intelligenza artificiale, ma uno strumento per leggere il presente senza farsi travolgere: un invito a rallentare, capire e soprattutto non avere paura di porsi le domande giuste.