Parlare di tutto, parlare di niente

Rimango spesso affascinato dai titoli dei giornali (on line e cartacei): cercare di condensare in poche parole il senso di un articolo, un saggio o un’intervista è un’arte. Certo, poi ci sono anche quei titoli che mi fanno sorridere: quelli, ad esempio che mettono insieme concetti totalmente slegati l’uno dall’altro, per catturare il click dell’utente. Che poi, nel caso sotto, l’intervista è pure interessante, ma come fai a mettere insieme in dodici parole il ricordo di un’amica, il lavoro e un’intenzione di voto?

Sai ti conosco oramai

Per tutti quelli della mia generazione Ti prendo e ti porto via (uscito nel 1999, avevo 16 anni) ha rappresentato un romanzo di riferimento. Ne parlavamo a scuola, le librerie avevano pile altissime di copie esposte. Dopo quel bellissimo racconto, probabilmente Ammaniti non ha mai più raggiunto quella vetta. Ho apprezzato molto anche Come Dio comanda (Premio Strega 2007), ma quella storia polverosa dove “il mare c’è ma non si vede”, mi è rimasta dentro.

Da qualche settimana è uscito Il custode che dalle recensioni che ho letto è stato molto apprezzato “da chi ha amato le atmosfere di Io non ho paura e cerca una narrazione capace di unire una dimensione simbolica e quasi mitologica alla concretezza brutale delle pulsioni umane”.

Sarà all’altezza di quella meravigliosa storia scritta 27 anni fa?

L’algoritmo del web

L’algoritmo del web ti racconta la tua vita meglio di un diario. Basta scrollare e/o chiedere direttamente a Chat GPT ed ecco che capisci veramente chi sei.

(o quantomeno chi sei agli occhi degli altri)

Questa è casa mia (l’identità digitale nel 2026)

All’inizio, fu MSN. Poi arrivò Spaces. Quelli un po’ più smanettoni avevano un blog su Splinder. Dopo qualche anno, chi era bravo bravo aprì un proprio spazio su WordPress. Mentre succedeva tutto questo, arrivarono i social: prima Facebook, poi a ruota Instagram, Twitter (ora X), Threads, TikTok. Ora pare vada per la maggiore Substack.

Tutti questi luoghi virtuali hanno sempre avuto un minimo comune denominatore: erano (e sono) tutti in affitto.

Utilizzare il proprio dominio per organizzare e strutturare i propri pensieri non è sicuramente una scelta facile. Richiede tempo, risorse e pazienza. Difficilmente qui si diventa virali ed è sicuramente più complesso essere visibili.

Per questo, continuare a essere presenti in rete con un blog nel 2026 è anacronistico.

C’è però il rovescio della medaglia: si è più liberi. Qui non sono in affitto, questa è casa mia.