Non ho idea di cosa spinga Crespi a scrivere del film con tanto entusiasmo, ma segno, annoto e con curiosità aspetterò il 2027: pronto a dare ulteriore risalto nel caso in cui la regista italiana dovesse prendere qualche premio.
Per anni Faraj è stato raccontato come uno scafista, condannato a trent’anni per la tragedia del Ferragosto 2015, in cui morirono decine di migranti soffocati nella stiva di un barcone. Lui, però, ha sempre sostenuto di essere soltanto un passeggero: un ragazzo libico partito per sfuggire alla guerra e inseguire un futuro diverso.
La Corte d’appello di Messina ha ordinato la revisione del processo, una possibilità estrema e straordinaria prevista dal codice di procedura penale italiano per correggere un errore giudiziario. La Corte ha anche accolto l’istanza della difesa di sospensione dell’esecuzione della pena, concedendo quindi la liberazione di Faraj.
Perché casi come questo ricordano una cosa semplice e difficile insieme: uno Stato di diritto si misura soprattutto quando è disposto a rimettere in discussione le proprie certezze.