No Other Choice – Non c’è altra scelta

Ci sono film che ti prendono per mano e altri che ti costringono a camminare da solo. No Other Choice – Non c’è altra scelta (in programmazione su Sky proprio in questi giorni) appartiene alla seconda categoria: non consola, non addolcisce, ma lascia addosso una lucidità quasi brutale che, paradossalmente, fa bene.

Con la regia di Park Chan-wook (sempre chirurgico quando si tratta di scavare nelle contraddizioni umane), il film costruisce una storia tesa e asciutta, dove ogni scelta pesa e ogni silenzio dice più di mille dialoghi. Non c’è spazio per scorciatoie morali: i personaggi si muovono dentro un mondo che somiglia fin troppo al nostro, fatto di compromessi, necessità e quella sensazione scomoda che, a volte, davvero non ci sia alternativa.

La forza del film sta proprio qui: non nel colpo di scena, ma nella coerenza. Tutto torna, anche quando fa male: e mentre guardi, ti accorgi che stai facendo i conti non solo con la storia, ma con te stesso.

È cinema che non cerca di piacere a tutti, e proprio per questo resta. Quando finiscono i titoli di coda, non hai la sensazione di aver visto un film, ma di aver attraversato qualcosa.

E oggi, tra storie spesso costruite per essere dimenticate in fretta, non è poco.

Lucarelli, Alliva e la Vertigine del già visto (ma non troppo)

Con il continuo bombardamento di notizie, questa vicenda della scorsa settimana mi era passata del tutto sotto traccia: l’ho recuperata solo nel weekend, grazie alla newsletter de Il Post sul dannato futuro dei giornali.

In breve, Selvaggia Lucarelli ha rilanciato alcune segnalazioni arrivate da alcuni lettori sul libro Vertigine di Simone Alliva, firma del quotidiano Domani: al centro delle critiche ci sarebbero alcuni passaggi del testo ritenuti troppo simili a contenuti già pubblicati altrove. Alliva è intervenuto inizialmente su Instagram parlando di un errore, annunciando anche la cancellazione della presentazione milanese del libro (che si doveva svolgere alla Libreria Antigone, che sull’annullamento ha risposto così). In seguito ha deciso di chiudere i propri profili social, sia su Instagram che su Twitter.

Tutta la storia la trovate qui.

La vicenda mette ancora una volta in evidenza un meccanismo ormai abbastanza tipico del dibattito online: la velocità con cui una questione editoriale si trasforma in caso pubblico. Al di là delle singole responsabilità (nel caso specifico, la ricostruzione della Lucarelli mi sembra francamente precisa e inattaccabile), colpisce soprattutto la dinamica. Una segnalazione, la diffusione sui social, la reazione immediata, poi il ritiro dal confronto pubblico. Tutto avviene in tempi molto rapidi, spesso prima che si possa costruire una discussione davvero approfondita.

Il punto non è solo stabilire cosa sia successo, ma osservare come oggi si sviluppino queste controversie: tra piattaforme e con la pressione costante dell’opinione pubblica. In questo contesto, anche gli errori non restano mai circoscritti, ma diventano immediatamente narrativi, parte di una storia più grande.

E forse è proprio questo l’aspetto più interessante: non tanto il singolo episodio, quanto il modo in cui il sistema mediatico contemporaneo lo amplifica, lo trasforma e lo rende rapidamente irreversibile.