Ci sono film che ti prendono per mano e altri che ti costringono a camminare da solo. No Other Choice – Non c’è altra scelta (in programmazione su Sky proprio in questi giorni) appartiene alla seconda categoria: non consola, non addolcisce, ma lascia addosso una lucidità quasi brutale che, paradossalmente, fa bene.
Con la regia di Park Chan-wook (sempre chirurgico quando si tratta di scavare nelle contraddizioni umane), il film costruisce una storia tesa e asciutta, dove ogni scelta pesa e ogni silenzio dice più di mille dialoghi. Non c’è spazio per scorciatoie morali: i personaggi si muovono dentro un mondo che somiglia fin troppo al nostro, fatto di compromessi, necessità e quella sensazione scomoda che, a volte, davvero non ci sia alternativa.
La forza del film sta proprio qui: non nel colpo di scena, ma nella coerenza. Tutto torna, anche quando fa male: e mentre guardi, ti accorgi che stai facendo i conti non solo con la storia, ma con te stesso.
È cinema che non cerca di piacere a tutti, e proprio per questo resta. Quando finiscono i titoli di coda, non hai la sensazione di aver visto un film, ma di aver attraversato qualcosa.
E oggi, tra storie spesso costruite per essere dimenticate in fretta, non è poco.

