Veltroni intervista l’AI

Ho letto con curiosità l’intervista di Walter Veltroni a Claude, una delle più avanzate applicazioni di intelligenza artificiale.

Non è il primo a legare il mondo del giornalismo con quello delle nuove tecnologie (in Italia, Il Foglio fa uscire settimanalmente un inserto con articoli scritti esclusivamente dall’AI): a questo giro però l’esperimento non mi sembra particolarmente riuscito.

C’è una cerchia di intellettuali (spesso di sinistra) che sembra parlare soprattutto a se stessa: produce contenuti che si credono brillanti, spesso scollegati dalla realtà, e li offre a un pubblico sempre più ristretto e autoreferenziale. Il problema non è l’ironia o la sperimentazione, ma la distanza: il rischio è restare chiusi in una bolla che scambia l’autocompiacimento per analisi.

Una donna non può

Francesca Michielin è una delle voci più interessanti della musica italiana contemporanea, non tanto per il successo (che pure non le manca) quanto per il modo in cui lo gestisce.

Fin dagli inizi ha mostrato una cosa rara: la capacità di evolversi senza perdere identità. Dai primi brani più pop fino ai lavori più recenti, il suo percorso è stato una ricerca continua, tra sperimentazione e accessibilità. Non ha mai scelto la strada più facile, ma quella più coerente.

Uno degli aspetti più riconoscibili è la scrittura: i suoi testi non cercano l’effetto immediato, ma costruiscono atmosfere, raccontano stati d’animo con una delicatezza che evita la retorica. C’è una sensibilità che si percepisce anche nei momenti più leggeri.

Dal punto di vista musicale ha saputo muoversi tra generi diversi, contaminando il pop con elettronica, indie e influenze internazionali. Senza mai sembrare fuori posto. È una versatilità che non nasce dal calcolo, ma dalla curiosità.

C’è poi un elemento spesso sottovalutato: la sua credibilità. In un panorama in cui l’immagine conta molto, lei ha costruito un rapporto autentico con il pubblico, basato più sulla sostanza che sulla costruzione.

Francesca Michielin non è solo un’artista pop. È un percorso in movimento, fatto di scelte, tentativi e cambiamenti. E forse è proprio questo che la rende così interessante: non smette mai di cercare.

È da poco uscito il suo nuovo singolo Una donna non può in cui affronta il tema della differenza di genere partendo da una formula diretta, quasi provocatoria: il titolo richiama tutte quelle frasi che, ancora oggi, provano a stabilire cosa una donna possa essere, fare, dire o desiderare. Sicuramente, da ascoltare.