Su Vannacci e il centrodestra

Io questa intervista a Lupi la conservo a futura memoria: non sono così sicuro che le cose vadano così.

E sinceramente, spero di sbagliarmi.

Curaçao

Il Curaçao con i suoi 180.000 abitanti ha una squadra di calcio che quest’anno gioca i Mondiali.

L’Italia con i suoi circa 59 milioni di eroi, santi, poeti, artisti, navigatori, colonizzatori e trasmigratori, no.

Sionismo

Ho letto nelle ultime settimane le polemiche a seguito delle parole di Erri De Luca e ho trovato ancora più interessante la sua ultima intervista.

Mi chiedo: al di là di ogni considerazione, tra chi condanna il suo modo di pensare e chi invece rivendica la libertà di espressione, quanti conoscono davvero il significato e la storia del sionismo?

Il sionismo è un movimento politico e nazionale nato alla fine del XIX secolo con l’obiettivo di garantire al popolo ebraico una patria nella terra storicamente associata alle sue origini. La sua formulazione moderna è legata soprattutto a Theodor Herzl, che riteneva necessario creare uno Stato ebraico come risposta alle persecuzioni e all’antisemitismo diffusi in Europa.

Nel corso del tempo il sionismo ha assunto forme e interpretazioni diverse, comprendendo correnti laiche, religiose, socialiste e nazionaliste, spesso anche molto distanti tra loro. Ciò che le accomunava era l’idea che gli ebrei, come altri popoli, avessero diritto all’autodeterminazione nazionale.

Il movimento ebbe un ruolo decisivo nel processo che portò alla nascita dello Stato di Israele nel 1948. Per molti ebrei il sionismo rappresenta ancora oggi il legittimo diritto all’esistenza e alla sicurezza di uno Stato ebraico. Per molti palestinesi e per altri critici, invece, esso è strettamente legato alle conseguenze che la creazione di Israele ebbe sulla popolazione araba palestinese, inclusi gli sfollamenti e le perdite territoriali avvenute durante quel periodo.

Per questo motivo il termine “sionismo” è spesso oggetto di interpretazioni e controversie. A seconda del contesto, può indicare il sostegno all’esistenza di Israele come Stato ebraico, una particolare visione politica oppure un insieme di idee molto più ampio e complesso. 

In cammino

Lungo i bivi della tua strada incontri le altre vite, conoscerle o non conoscerle, viverle a fondo o lasciarle perdere dipende soltanto dalla scelta che fai in un attimo; anche se non lo sai, tra proseguire dritto o deviare spesso si gioca la tua esistenza, quella di chi ti sta vicino.

Romano Montroni

Ieri se n’è andato Romano Montroni, il libraio che sussurrava ai lettori: aveva iniziato a lavorare in libreria da giovanissimo e negli anni è diventato un punto di riferimento per il mondo dell’editoria. Con il suo modo di intendere i libri e il mestiere, ha formato generazioni intere di libraie e librai. E di lettori (come me).

Cinquant’anni con i libri, sui libri, nei libri. Cinquant’anni per i libri. Romano Montroni è nato in una casa in cui non si leggeva, ma da ragazzo è stato assunto per caso come fattorino alla libreria Rizzoli di Bologna ed è stata la cosa più bella che potesse capitargli: diventato libraio, ha conosciuto moltissimi scrittori e lettori e poi ha lavorato tutta la vita per formare nuove generazioni di librai che amino i libri quanto li ama lui, librai capaci di accendere entusiasmi, nutrire sogni e «sussurrare ai lettori» i libri giusti, quelli che riempiono la vita e a volte la cambiano. In queste pagine Montroni tira le somme della sua esperienza come presidente del Centro per il libro e la lettura e lo fa guardando al futuro: parla di giovani lettori, di scuola, di lettura ad alta voce, di librerie, di biblioteche e naturalmente di librai, di come formarli e come appassionarli. Una testimonianza che ha il fascino di una storia vera e il profumo dei libri nuovi, un’entusiasmante dichiarazione d’amore e di fiducia nella straordinaria potenzialità dei libri e nella infinita felicità dei loro fortunati lettori.

Qualcosa nella nebbia

Che bella questa Fabbrico capovolta immaginata da Camurri: un mondo sospeso tra nebbia, ossessioni e incubi, dove niente è davvero come sembra e i fantasmi non abitano solo le case, ma anche le persone.

In Qualcosa nella nebbia di Roberto Camurri non ci sono momenti di tregua. E in fondo è un po’ come nella vita: chi smette davvero di rimuginare, di fissarsi, di fare i conti con rabbie e delusioni? Quando certe cose ti restano addosso, il tempo cambia forma, si fa confuso, quasi irreale. Una nebbia che nasconde pezzi di noi che magari non volevamo nemmeno vedere.

La sua Fabbrico è un paese pieno di porte chiuse, case che sembrano respirare male, vite spezzate e destini storti. Il romanzo corre dritto dentro tutto questo, come una discesa continua verso qualcosa di oscuro che il paese (e chi lo abita) prova a tenere nascosto.

Camurri costruisce la storia attorno a tre personaggi e per molto tempo non è chiaro cosa li unisca davvero: però li osserviamo mentre si consumano nelle loro ossessioni, nella rabbia, nei fallimenti, e qualcosa che li lega si percepisce subito, anche senza riuscire a nominarlo.

A serpeggiare in tutto il romanzo è soprattutto la paura. La paura di perdere il controllo, forse della follia stessa: di come nasce, cresce e resta lì, nascosta negli angoli più anonimi delle vite quotidiane.

Qualcosa nella nebbia è un romanzo che ti prende e corre via veloce. E quando arriva il colpo, lascia il segno.

Sicuramente consigliato a chi cerca una storia feroce e piena di tensione.

Sacrifici #413

Spaghetti integrali con pomodorini e basilico.

Economia spicciola

Non serve essere un esperto di economia per capire che un sistema del genere non può funzionare: se in vent’anni il costo della vita sale del 50% e gli stipendi aumentano appena del 3%, è evidente che qualcosa non torna.

Semplicemente, i conti non possono reggere.

Apple affida Siri a Google

Al WWDC, Apple ha confermato che la componente cloud di Siri si basa ora su una versione personalizzata di Google Gemini, un modello da 1,2 trilioni di parametri che, secondo le indiscrezioni, costerebbe circa un miliardo di dollari all’anno in licenze.

È una scelta che fa discutere, soprattutto perché Apple ha sempre costruito la propria immagine sull’idea di controllare internamente hardware, software e servizi, oltre che sulla tutela della privacy: eppure oggi una parte fondamentale della sua strategia sull’intelligenza artificiale dipende da Google, che è anche uno dei suoi principali concorrenti.

La cosa interessante è che molte delle funzionalità più avanzate di Siri mostrate al WWDC 2024 (come la capacità di comprendere il contesto personale dell’utente, interpretare ciò che appare sullo schermo e svolgere azioni tra diverse app) non sono mai arrivate sul mercato nei tempi annunciati: dopo mesi di rinvii e persino il ritiro di alcune campagne pubblicitarie, Apple sembra aver scelto di affidarsi all’infrastruttura di Google per portare avanti questi progetti.

Il tutto arriva dopo un accordo da 250 milioni di dollari (!) raggiunto a maggio in relazione alla promozione di funzionalità di Siri che non erano ancora disponibili, e durante quello che potrebbe essere ricordato come l’ultimo keynote di Tim Cook prima delle dimissioni previste per il primo settembre.

In altre parole, Apple non ha realmente chiuso il gap nell’intelligenza artificiale con una tecnologia sviluppata interamente in casa: per il momento, ha deciso di colmarlo appoggiandosi a Google.

Amazon Luna: giocare senza complicarsi la vita

Non sono mai stato un grande videogiocatore, nemmeno da ragazzino: però, ogni tanto, a casa di amici, mi piace fare qualche partita.

Per chi ama i videogiochi, oggi tutto può sembrare sempre più complicato e anche parecchio costoso. Console di ultima generazione, PC da aggiornare continuamente, giochi enormi da scaricare: il rischio, soprattutto per chi gioca solo ogni tanto (come il sottoscritto), è sentirsi un po’ fuori posto. Ed è proprio qui che Amazon Luna, che ho provato in questi giorni, mi è sembrato interessante.

L’idea è molto semplice: niente console dedicate, niente computer super potenti. Serve soltanto una buona connessione Internet (io parto avvantaggiato con una fibra da 2500 MB) e un dispositivo compatibile. Il gioco non gira sul tuo dispositivo, ma sui server Amazon, e arriva direttamente sullo schermo in streaming.

La cosa più comoda? Non devi installare nulla, aspettare aggiornamenti interminabili o perdere tempo: scegli un gioco e nel giro di pochi secondi sei già lì a giocare. Basta un controller compatibile (come per esempio quello della PlayStation o della XBox). Per chi ha poco tempo libero e magari vuole staccare mezz’ora dopo il lavoro o nel weekend, è una comodità non da poco.

Anche il costo, secondo me, conta parecchio: non tutti hanno voglia di spendere centinaia di euro per una console o un PC da gaming, soprattutto se si gioca saltuariamente. Con Amazon Luna puoi accedere a diversi giochi tramite abbonamento (e quello base è persino incluso con Prime) usando dispositivi che probabilmente hai già in casa: smart TV, tablet o computer.

Certo, non è la soluzione perfetta per tutti: chi gioca molto e cerca il massimo delle prestazioni probabilmente continuerà a preferire console e hardware tradizionali, anche per avere più scelta nei titoli.

Ma per chi vuole qualcosa di immediato, semplice e senza troppi pensieri, Luna può essere davvero una buona alternativa.

In un mercato che sembra parlare soprattutto agli appassionati più accaniti, Amazon Luna ricorda una cosa semplice: giocare può ancora voler dire accendere un dispositivo, scegliere un titolo e divertirsi senza complicarsi troppo la vita.

Consigliato? Se non siete particolarmente esigenti, assolutamente sì. Potete provarlo cliccando qui.