Persepolis

Chi ha amato Persepolis, come è successo a me, probabilmente ricorda una frase che resta impressa

Tutti hanno sempre una scelta

Quando lessi il fumetto per la prima volta, quelle parole mi colpirono profondamente. A pronunciarle è la nonna della protagonista, quasi come un insegnamento da custodire.

È un messaggio potente, quasi disarmante che mi è tornato in mente dopo la scomparsa della sua autrice, Marjane Satrapi: anche quando si subiscono ingiustizie, non lasciare che il rancore prenda il sopravvento.

Scegliere di non odiare è già una forma di resistenza. Restare fedeli a sé stessi, non smarrirsi, non concedere alle ferite il potere di trasformarti. 

Perché, in fondo, una scelta esiste sempre.

Lèggere

La differenza tra chi legge abitualmente e chi legge poco si nota chiaramente nel dialogo con gli altri.

Non dipende soltanto dalle conoscenze acquisite, ma soprattutto dal modo di ragionare: una maggiore varietà di punti di vista, più strategie per affrontare le difficoltà e una migliore capacità di individuare la soluzione più adatta.

Leggere permette di entrare in contatto con prospettive diverse dalla propria.

Ed è un patrimonio che cresce e si rafforza con il passare del tempo.

Il matrimonio di Dua Lipa a Palermo

La presenza di Dua Lipa a Palermo per celebrare il proprio matrimonio con Callum Turner, sta trasformando la città in una specie di enorme set a cielo aperto, tra entusiasmo globale e un inevitabile effetto evento blindato.

Da una parte è impossibile non vedere il lato positivo: Palermo finisce sotto i riflettori internazionali, diventa scenario di un evento che attira curiosità e immaginario, e conferma ancora una volta la sua capacità di sedurre chiunque, anche le star più globali.

Dall’altra, però, resta una sensazione un po’ stonata. Intere zone della città chiuse, sicurezza al massimo livello, accesso limitato e una città che, per giorni, sembra più una location privata che uno spazio pubblico. È il solito paradosso dei grandi eventi di lusso: portano visibilità, sì, ma rischiano anche di cancellare proprio quella vita quotidiana che rende un posto autentico.

Palermo diventa vetrina, cartolina perfetta, sfondo glamour. Ma viene da chiedersi quanto di quella Palermo reale (caotica, viva, imperfetta) riesca davvero a rimanere dentro l’inquadratura.

Tra magia mediatica e città vissuta, il confine è sempre più sottile.

L’arte dimenticata di stare zitti

Ogni volta che ascolto Enzo Iacchetti intervenire in diversi programmi di informazione su temi di politica italiana e internazionale con la sicurezza di chi discute al tavolino di un bar, finisco per comprendere la scelta di Francesco De Gregori di non esporsi.

Quando chiunque sente il bisogno di esprimere il proprio punto di vista come se fosse fondamentale e irrinunciabile, forse la decisione più sensata è restare in silenzio.

Sacrifici #412

Insalata di polpo.

Parola per parola

Parola per parola ti fa venire voglia di guardare le parole con occhi diversi.

A prima vista sembra un dizionario, ma in realtà va un po’ oltre. Non ti dà solo definizioni: ti accompagna dentro il modo in cui le parole vengono usate davvero, nella vita di tutti i giorni, con tutte le loro sfumature.

La cosa bella è che non tratta la lingua come qualcosa di rigido o da manuale: al contrario, la vede come qualcosa di vivo, che si muove continuamente. Le parole cambiano a seconda di chi le usa, del momento, del contesto. E spesso anche dello stato d’animo.

Leggendolo o anche solo consultandolo ogni tanto, ci si accorge di una cosa abbastanza semplice: parlare non è mai automatico. Ogni parola che si sceglie ha un peso, anche minimo, e contribuisce a dare forma a quello che si vuol dire.

E poi c’è un’altra cosa che colpisce: non è un libro freddo o accademico. È molto concreto, molto legato all’uso reale della lingua. Non ti parla dall’alto, ma quasi da dentro le parole, come se le osservasse mentre vengono usate davvero.

Alla fine, Parola per parola lascia una sensazione abbastanza chiara: le parole non sono solo strumenti per comunicare, sono anche il modo in cui pensiamo e diamo forma a quello che ci succede intorno.

De Gregori, per le persone facili che non hanno dubbi mai

Sulle recenti parole di Francesco De Gregori e delle conseguenti polemiche ho letto di tutto.

Il punto di vista che più condivido e che mi sembra più equilibrato è quello di Walter Veltroni sul Corriere della Sera

Il nostro tempo ha ormai scandito due messaggi che sono imperativi: semplificare e polarizzare. È una stagione di recinti, non di praterie. Di grida, non di parole. Di certezze apodittiche non di prolifici dubbi.
Non per caso tutto il mondo si va politicamente radicalizzando e i populismi, la sublimazione delle logiche semplificatorie, si affermano ovunque con sprezzo della ragione, come avviene con Trump. Nessuno più della sinistra dovrebbe invece amare il dubbio, la complessità del ragionare, la robustezza culturale di un impegno che nasce dalla ricerca e dalla coscienza della interrelazione delle cose del mondo e delle persone.

Leão, il talento mai diventato guida

Mi chiedo: ma è normale che un giocatore con un contratto fino al 2028 (altri due anni, eh?), dica questo?

Personalmente penso di avere già dato tutto quello che avevo nel Milan. È stato un club che mi ha aiutato molto a crescere, che mi ha appoggiato nei momenti difficili e fortunatamente sono anche riuscito a scrivere il mio nome nella storia rossonera. […] Penso che tutti ovviamente abbiano dei sogni, delle ambizioni, delle sfide da voler affrontare. Io ambisco ad avere una nuova sfida in un nuovo campionato. E se questo dovesse accadere, sarei molto contento. Anche perché ho realizzato di aver fatto un buon lavoro al Milan. […] Adesso la cosa più importante per me è il Mondiale. Voglio fare un buon Mondiale, riuscire ad aiutare la mia Nazionale. E poi quando arriverà il momento, studierò le migliori opzioni per il futuro della mia carriera, per continuare a competere ai massimi livelli nel calcio europeo.

Rafael Leão è il simbolo perfetto di un talento sprecato a metà: ha tecnica, velocità, colpi da fuoriclasse, eppure troppo spesso nel Milan ha giocato come se la partita non lo riguardasse davvero. Un’azione straordinaria ogni tanto non può cancellare novanta minuti di superficialità e atteggiamenti svogliati. Nel calcio dei grandi, il talento senza carattere diventa solo un’illusione ripetuta. Il problema di Leão non è che sia scarso (non lo credo affatto e sono certo che ovunque andrà farà benissimo): è che da anni ci raccontano un campione che nei momenti decisivi continua a non presentarsi davvero.

Il fatto che non si renda conto che la pessima stagione del Milan sia anche colpa sua, non depone a suo favore. Certo, non esistono più i Maldini, i Totti o gli Zanetti (è il business, bellezza!), ma un po’ più di rispetto verso la maglia rossonera e sana autocritica non avrebbe guastato.