De Gregori, per le persone facili che non hanno dubbi mai

Sulle recenti parole di Francesco De Gregori e delle conseguenti polemiche ho letto di tutto.

Il punto di vista che più condivido e che mi sembra più equilibrato è quello di Walter Veltroni sul Corriere della Sera

Il nostro tempo ha ormai scandito due messaggi che sono imperativi: semplificare e polarizzare. È una stagione di recinti, non di praterie. Di grida, non di parole. Di certezze apodittiche non di prolifici dubbi.
Non per caso tutto il mondo si va politicamente radicalizzando e i populismi, la sublimazione delle logiche semplificatorie, si affermano ovunque con sprezzo della ragione, come avviene con Trump. Nessuno più della sinistra dovrebbe invece amare il dubbio, la complessità del ragionare, la robustezza culturale di un impegno che nasce dalla ricerca e dalla coscienza della interrelazione delle cose del mondo e delle persone.

Leão, il talento mai diventato guida

Mi chiedo: ma è normale che un giocatore con un contratto fino al 2028 (altri due anni, eh?), dica questo?

Personalmente penso di avere già dato tutto quello che avevo nel Milan. È stato un club che mi ha aiutato molto a crescere, che mi ha appoggiato nei momenti difficili e fortunatamente sono anche riuscito a scrivere il mio nome nella storia rossonera. […] Penso che tutti ovviamente abbiano dei sogni, delle ambizioni, delle sfide da voler affrontare. Io ambisco ad avere una nuova sfida in un nuovo campionato. E se questo dovesse accadere, sarei molto contento. Anche perché ho realizzato di aver fatto un buon lavoro al Milan. […] Adesso la cosa più importante per me è il Mondiale. Voglio fare un buon Mondiale, riuscire ad aiutare la mia Nazionale. E poi quando arriverà il momento, studierò le migliori opzioni per il futuro della mia carriera, per continuare a competere ai massimi livelli nel calcio europeo.

Rafael Leão è il simbolo perfetto di un talento sprecato a metà: ha tecnica, velocità, colpi da fuoriclasse, eppure troppo spesso nel Milan ha giocato come se la partita non lo riguardasse davvero. Un’azione straordinaria ogni tanto non può cancellare novanta minuti di superficialità e atteggiamenti svogliati. Nel calcio dei grandi, il talento senza carattere diventa solo un’illusione ripetuta. Il problema di Leão non è che sia scarso (non lo credo affatto e sono certo che ovunque andrà farà benissimo): è che da anni ci raccontano un campione che nei momenti decisivi continua a non presentarsi davvero.

Il fatto che non si renda conto che la pessima stagione del Milan sia anche colpa sua, non depone a suo favore. Certo, non esistono più i Maldini, i Totti o gli Zanetti (è il business, bellezza!), ma un po’ più di rispetto verso la maglia rossonera e sana autocritica non avrebbe guastato.