Amazon Luna: giocare senza complicarsi la vita

Non sono mai stato un grande videogiocatore, nemmeno da ragazzino: però, ogni tanto, a casa di amici, mi piace fare qualche partita.

Per chi ama i videogiochi, oggi tutto può sembrare sempre più complicato e anche parecchio costoso. Console di ultima generazione, PC da aggiornare continuamente, giochi enormi da scaricare: il rischio, soprattutto per chi gioca solo ogni tanto (come il sottoscritto), è sentirsi un po’ fuori posto. Ed è proprio qui che Amazon Luna, che ho provato in questi giorni, mi è sembrato interessante.

L’idea è molto semplice: niente console dedicate, niente computer super potenti. Serve soltanto una buona connessione Internet (io parto avvantaggiato con una fibra da 2500 MB) e un dispositivo compatibile. Il gioco non gira sul tuo dispositivo, ma sui server Amazon, e arriva direttamente sullo schermo in streaming.

La cosa più comoda? Non devi installare nulla, aspettare aggiornamenti interminabili o perdere tempo: scegli un gioco e nel giro di pochi secondi sei già lì a giocare. Basta un controller compatibile (come per esempio quello della PlayStation o della XBox). Per chi ha poco tempo libero e magari vuole staccare mezz’ora dopo il lavoro o nel weekend, è una comodità non da poco.

Anche il costo, secondo me, conta parecchio: non tutti hanno voglia di spendere centinaia di euro per una console o un PC da gaming, soprattutto se si gioca saltuariamente. Con Amazon Luna puoi accedere a diversi giochi tramite abbonamento (e quello base è persino incluso con Prime) usando dispositivi che probabilmente hai già in casa: smart TV, tablet o computer.

Certo, non è la soluzione perfetta per tutti: chi gioca molto e cerca il massimo delle prestazioni probabilmente continuerà a preferire console e hardware tradizionali, anche per avere più scelta nei titoli.

Ma per chi vuole qualcosa di immediato, semplice e senza troppi pensieri, Luna può essere davvero una buona alternativa.

In un mercato che sembra parlare soprattutto agli appassionati più accaniti, Amazon Luna ricorda una cosa semplice: giocare può ancora voler dire accendere un dispositivo, scegliere un titolo e divertirsi senza complicarsi troppo la vita.

Consigliato? Se non siete particolarmente esigenti, assolutamente sì. Potete provarlo cliccando qui.

LOL non ci fa più ridere?

Ho visto le prime puntate della sesta stagione di LOL – Chi ride è fuori su Amazon Prime. Negli anni passati ho letto opinioni feroci sul programma da parte di importanti critici televisivi che scrivevano

Le caratteristiche principali del programma sono due. La prima è che non fa ridere, neanche volendo; anzi, rende patetico il comico che vuol far ridere a tutti i costi. La seconda è che i partecipanti, che di fatto lavorano un pomeriggio, più gli obblighi promozionali, ricevono compensi da favola. Non tutti uguali (anche fra i comici esiste una scala di merito), ma pur sempre molto consistenti.

Oggi il format risulta effettivamente un po’ datato: dopo l’effetto novità, il meccanismo tende a ripetersi. Le gag diventano prevedibili, spesso forzate, e il ritmo si inceppa. Non tutti i comici riescono ad adattarsi al formato, e questo crea momenti vuoti, in cui la tensione cala invece di crescere.

C’è poi una sensazione di struttura eccessiva: l’improvvisazione, che dovrebbe essere il cuore del programma, sembra a tratti ingabbiata. Nelle prime stagioni, la percezione era che i comici improvvisassero maggiormente, mentre adesso sembra ci sia una costruzione diversa che parte da un repertorio consolidato. Il risultato è un umorismo disomogeneo, che alterna buoni spunti a lunghi passaggi meno incisivi. Molti scketch, uno dopo l’altro, senza un vero e proprio collante.

LOL resta un’idea forte, ma non sempre riesce a sostenerla. E alla lunga, più che far ridere, rischia di far rimpiangere quello che avrebbe potuto essere.

L’obsolescenza silenziosa dei Kindle

C’è una linea sottile tra innovazione e abbandono, e la scelta di Amazon di non aggiornare più i Kindle usciti prima del 2013 (parliamo comunque di 13 anni, eh) sembra muoversi proprio su quel confine.

Parliamo di dispositivi che, nella maggior parte dei casi, funzionano ancora benissimo: nati per leggere e basta (io ho un Paperwhite che consiglio), lo fanno ancora oggi senza problemi. Eppure diventano improvvisamente vecchi non per limiti reali, ma perché esclusi dagli aggiornamenti e, nel tempo, da parti dell’ecosistema.

Certo, mantenere in vita tecnologie datate ha un costo e il progresso non si può fermare. Ma qui emerge qualcosa di più profondo: nel mondo digitale, non è più chi possiede un oggetto a deciderne la durata, bensì chi ne controlla i servizi.

È una forma di obsolescenza silenziosa. Non si rompe nulla, ma tutto si restringe: così un dispositivo ancora valido viene accompagnato lentamente verso l’uscita.

Forse il punto non è opporsi al cambiamento, ma chiedersi quanto velocemente siamo disposti ad accettarlo. Perché se anche un lettore di libri diventa temporaneo, allora la domanda resta: quanto durano davvero le cose che compriamo?