Cara televisione

Cara televisione di Aldo Grasso è uno di quei libri che, più che parlare della televisione, la osservano mentre si trasforma sotto i nostri occhi.

Grasso non si limita a celebrare o demolire il mezzo: lo attraversa. Racconta la TV come specchio collettivo, come abitudine quotidiana, ma anche come linguaggio che cambia, si adatta, si impoverisce e a volte sorprende.

Il suo sguardo è sempre preciso, mai indulgente, ma nemmeno nostalgico in modo sterile: c’è piuttosto una forma di attenzione critica che oggi è sempre più difficile trovare.

La forza del libro sta proprio in questo equilibrio: da una parte l’esperienza di uno dei più importanti osservatori della televisione italiana, dall’altra la capacità di non ridurre tutto a un giudizio definitivo. La TV non viene trattata come un reperto del passato, ma come un organismo vivo, contraddittorio, che continua a influenzare gusti, linguaggi e immaginario collettivo.

Cara televisione è una lettura che funziona anche per chi pensa di non guardare più la TV. Perché, in realtà, parla di molto altro: di come raccontiamo il mondo, di cosa scegliamo di vedere e di cosa ci scorre addosso senza che ce ne accorgiamo.

Ed è proprio qui che il libro colpisce: nel farci capire che la televisione, anche quando la critichiamo, continua a dirci qualcosa su di noi.

LOL non ci fa più ridere?

Ho visto le prime puntate della sesta stagione di LOL – Chi ride è fuori su Amazon Prime. Negli anni passati ho letto opinioni feroci sul programma da parte di importanti critici televisivi che scrivevano

Le caratteristiche principali del programma sono due. La prima è che non fa ridere, neanche volendo; anzi, rende patetico il comico che vuol far ridere a tutti i costi. La seconda è che i partecipanti, che di fatto lavorano un pomeriggio, più gli obblighi promozionali, ricevono compensi da favola. Non tutti uguali (anche fra i comici esiste una scala di merito), ma pur sempre molto consistenti.

Oggi il format risulta effettivamente un po’ datato: dopo l’effetto novità, il meccanismo tende a ripetersi. Le gag diventano prevedibili, spesso forzate, e il ritmo si inceppa. Non tutti i comici riescono ad adattarsi al formato, e questo crea momenti vuoti, in cui la tensione cala invece di crescere.

C’è poi una sensazione di struttura eccessiva: l’improvvisazione, che dovrebbe essere il cuore del programma, sembra a tratti ingabbiata. Nelle prime stagioni, la percezione era che i comici improvvisassero maggiormente, mentre adesso sembra ci sia una costruzione diversa che parte da un repertorio consolidato. Il risultato è un umorismo disomogeneo, che alterna buoni spunti a lunghi passaggi meno incisivi. Molti scketch, uno dopo l’altro, senza un vero e proprio collante.

LOL resta un’idea forte, ma non sempre riesce a sostenerla. E alla lunga, più che far ridere, rischia di far rimpiangere quello che avrebbe potuto essere.

Finché durerà la terra

Giovanni Grasso è un bravo giornalista e scrittore (e non solo), balzato agli onori delle cronache il 27 marzo 2020 per una frase pronunciata dal Presidente Mattarella durante un suo discorso

Eh, Giovanni non vado dal barbiere neanche io!

Quelle parole ci fecero cogliere un altro aspetto del lato umano del Capo dello Stato che in quella situazione d’emergenza (eravamo in pieno lockdown) intervenne più volte per sostenere cittadini e famiglie, partiti di maggioranza e di opposizione.

Il Giovanni citato dal Presidente ha appena pubblicato per Rizzoli Finché durerà la terra dopo i successi dei precedenti Il segreto del tenente Giardina (Premio Mondello Opera Italiana 2024 e Premio Mondello Giovani 2024) e L’amore non lo vede nessuno.

Autoironico e colto, ma irrimediabilmente maldestro, Noè Simenoni è un uomo irrisolto per colpa del destino che gli ha giocato brutti scherzi. Ex seminarista, conduce una vita dimessa, tenuta insieme con fatica, fatta di frustrazioni, conti che non tornano e responsabilità familiari: una sorella scapestrata, Valeria, e una nipotina gravemente malata, Greta, che per lui è una figlia a tutti gli effetti. Quando un potente cardinale lo convoca in Vaticano e gli propone un compito rischioso, ma ben retribuito, capisce che la sua esistenza e quella dei suoi cari potrebbe essere a un punto di svolta. Dovrà infiltrarsi in una misteriosa comunità, guidata da due improbabili veggenti, e ossessionata da un nuovo Diluvio, attorno alla quale ruotano e si intrecciano sentimenti genuini e condizionamenti psicologici, misticismo e interessi molto terreni. Nei panni di agente segreto al servizio di Sua Santità, sarà costretto a fingere e mentire, ad accettare continui compromessi con la sua coscienza e finirà per cacciarsi in un mare di guai.

Ambientato negli anni recentissimi del pontificato bergogliano, Finché durerà la terra è anche l’avventura in una Chiesa che deve fare i conti tra la dimensione verticale e quella orizzontale, in una fase di disorientamento per cui i seminari e i conventi si svuotano, il senso del sacro e della religione sembrano svaniti e nessuno ha più voglia di sentire parlare di Dio dai pulpiti delle chiese.