Apple affida Siri a Google

Al WWDC, Apple ha confermato che la componente cloud di Siri si basa ora su una versione personalizzata di Google Gemini, un modello da 1,2 trilioni di parametri che, secondo le indiscrezioni, costerebbe circa un miliardo di dollari all’anno in licenze.

È una scelta che fa discutere, soprattutto perché Apple ha sempre costruito la propria immagine sull’idea di controllare internamente hardware, software e servizi, oltre che sulla tutela della privacy: eppure oggi una parte fondamentale della sua strategia sull’intelligenza artificiale dipende da Google, che è anche uno dei suoi principali concorrenti.

La cosa interessante è che molte delle funzionalità più avanzate di Siri mostrate al WWDC 2024 (come la capacità di comprendere il contesto personale dell’utente, interpretare ciò che appare sullo schermo e svolgere azioni tra diverse app) non sono mai arrivate sul mercato nei tempi annunciati: dopo mesi di rinvii e persino il ritiro di alcune campagne pubblicitarie, Apple sembra aver scelto di affidarsi all’infrastruttura di Google per portare avanti questi progetti.

Il tutto arriva dopo un accordo da 250 milioni di dollari (!) raggiunto a maggio in relazione alla promozione di funzionalità di Siri che non erano ancora disponibili, e durante quello che potrebbe essere ricordato come l’ultimo keynote di Tim Cook prima delle dimissioni previste per il primo settembre.

In altre parole, Apple non ha realmente chiuso il gap nell’intelligenza artificiale con una tecnologia sviluppata interamente in casa: per il momento, ha deciso di colmarlo appoggiandosi a Google.

John Ternus e il nuovo corso di Apple

Il passaggio da Tim Cook a John Ternus (responsabile dell’hardware della Mela, dall’iPhone al Mac) può sembrare, a prima vista, un salto nel vuoto. In realtà potrebbe essere esattamente il contrario: un’evoluzione coerente con la storia dell’azienda.

Cook ha rappresentato la continuità dopo Steve Jobs, trasformando Apple in una potenza economica impeccabile: ha reso l’azienda più solida, più prevedibile, più globale. Ha spostato il baricentro dai prodotti ai servizi, costruendo un ecosistema che oggi è il vero cuore del marchio, ma proprio questa perfezione, col tempo, rischiava di diventare routine.

È qui che un cambio di leadership può rivelarsi positivo. Una figura nuova, come John Ternus può rimettere in circolo quella tensione creativa che ha reso Apple iconica. Non si tratta di rompere con il passato, ma di riaccendere l’ambizione perché Apple non è mai stata solo efficienza: è stata, prima di tutto, visione.

Un passaggio ben gestito potrebbe quindi unire due anime: la solidità costruita da Cook e una rinnovata spinta innovativa. In un settore che cambia rapidamente, restare fermi è il vero rischio: cambiare, invece, può essere la scelta più conservativa di tutte.

Se questo passaggio saprà mantenere equilibrio tra continuità e coraggio, allora non sarà ricordato come una fine, ma come un nuovo inizio.