Al mio paese

Non so se la data di uscita del nuovo singolo Al mio paese di Levante, Serena Brancale e Delia sia casuale: certo, farla coincidere con il periodo pasquale e con l’arrivo del Sicilia Express, è affascinante.

Vivere in Sicilia ed essere un millennial, porta inevitabilmente ad aver avuto a che fare almeno una volta nella vita con la nostalgia dell’arrivederci, la gioia del tornare e la felicità nel poter pronunciare quella frase che ogni fuorisede ha pensato almeno una volta nella vita: “Torno a casa”.

Una sensazione che mai nessuno era stato capace di mettere in musica.

On writing. Autobiografia di un mestiere

Una delle domande che più frequentemente viene posta sui forum di letteratura è: potete consigliare un libro che non può assolutamente mancare all’interno della propria biblioteca?

Mi sono reso conto che ciclicamente i lettori finiscono per caldeggiare l’acquisto di questo.

Più che un manuale tecnico per aspiranti scrittori, questo libro è un’autobiografia del mestiere, in cui la storia personale e professionale di King si fondono totalmente. Il capitolo d’apertura, «Curriculum vitae» ripercorre gli anni della formazione attraverso i momenti di crescita fino al grande successo di «Carrie». «La cassetta degli attrezzi» è invece una disincantata elencazione dei ferri del mestiere. «Sullo scrivere» illustra le fasi del racconto creativo fino all’approdo editoriale; infine «Sul vivere» racconta come l’autore abbia visto la morte da vicino dopo lo spaventoso incidente in cui è stato coinvolto e come, grazie alla scrittura, sia tornato alla vita.

Stephen King non è sicuramente il mio autore preferito, ma la curiosità mi è venuta.

Venerdì Santo

La mia città il Venerdì Santo sembra una cartolina scattata sul set di un film di Francis Ford Coppola.

Processione del Venerdì Santo della Chiesa di Santa Maria dell’Itria alla Kalsa (Palermo, 2026)

Legioni di imbecilli

Basta guardare il mondo che ci circonda per avere l’assoluta certezza di essere attorniati da imbecilli.

Sull’argomento intervenne anche Umberto Eco (nel giugno del 2015).

I social media hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività, mentre ora hanno la stessa risonanza di un premio Nobel.

Non tutti gli imbecilli però sono uguali: esistono gli imbecilli inerti e quelli dinamici. 

L’imbecille inerte è stupido ma per sua natura tende a non infastidire nessuno, per cui egli non può dare tanto fastidio, almeno finché non ci si trovi a dover interagire con lui.

L’imbecille dinamico invece (purtroppo) è attivo, nonché quello che conosciamo meglio. Parla, interviene, agisce, tenta di fare lo spiritoso, deve sempre dire la sua. L’imbecillità dinamica genera aggressività, in quanto il soggetto, per difendere i suoi ragionamenti infondati ed errati, deve rafforzarli come può. In più, considerando i tempi che stiamo vivendo, la rete trasforma la scrittura in qualcosa di effimero e spesso violento, dove l’opinione dell’imbecille viene accreditata tanto quanto quella di un esperto (così come teorizzava Eco). E proprio per questo motivo, proprio per questa tenacia nell’essere imbecille, talora, nella vita, l’imbecille dinamico diviene una persona di successo e di potere. Non solo: gli imbecilli dinamici rappresentano una bella fetta della popolazione di questo pianeta, forse la maggioranza. Questo spiega diverse cose: la crisi economica, le guerre, gli altissimi ascolti di certe trasmissioni televisive, la musica senza spessore che ci viene propinata alle radio, i risultati delle elezioni politiche e vari altri fenomeni altrimenti incomprensibili.

Come una grande lobby inconsapevole, gli imbecilli dinamici governano il mondo. 

Facciamocene una ragione.

Quale sarebbe il mondo reale?

Provate a guardare di seguito, uno dietro l’altro, Studio Aperto alle 12:25, a seguire SKY TG24 0 il TG2 alle 13.00 e subito dopo il TG delle 13.30 su LA7.

Se riuscite ad arrivare alla fine, vi sembrerà di aver visto descritti due mondi differenti, due visioni dissimili.

Se non ci fossero le varie testate su internet (con gli stessi identici problemi, ovvio) per bilanciare il giudizio e avere un quadro più completo della situazione, tutto quanto sembrerebbe altamente alienante.

Com’era la storia del quarto potere? Di tutti, quale sarebbe il mondo reale?

L’ornamento delle cose secondarie

Con un video (con Claudia Pandolfi) apparso sul suo profilo Instagram, Max Gazzè ha annunciato l’uscita per il 15 maggio del suo nuovo album L’ornamento delle cose secondarie.

Nel nuovo disco di Gazzè ci sono 20 canzoni, è una lavorazione che guarda alla sperimentazione e, soprattutto, una scelta sonora precisa, quella dell’accordatura a 432 Hz. Con ‘L’ornamento delle cose secondarie’ il musicista romano continua la sua ricerca sulla produzione del suono e una scrittura che si muove a più livelli. Un approccio che richiama le sue radici, quando la forma canzone diventava spazio di libertà e invenzione, riportandolo al centro della sua identità più autentica: quella del musicista, prima ancora che del cantante.

Per chi ha la mia età, Max Gazzè rappresenta quel cantautorato che negli ultimi anni si è un po’ perso: in anni in cui la potenza di un singolo vince sulla complessità di un album, il suo ritorno non può che essere una bella notizia.

Il virtuosismo colto di Michele Mari

Quando una decina di anni fa partecipai alla presentazione di un libro di Michele Mari durante uno dei festival organizzati nella mia città, rimasi folgorato dalla sua proprietà di linguaggio: oltre un’ora di parole avvolgenti senza mai essere ripetitivo.

Da allora compro qualsiasi suo romanzo: Michele Mari è uno degli scrittori più originali, colti e raffinati della nostra letteratura.

Per questo, non mi stupisce che quest’anno sia il favorito per il Premio Strega con il suo I convitati di pietra: nella dozzina (che poi si ridurrà a cinquina il 3 giugno) non sono sorpreso di trovare anche Teresa Ciabatti, Marco Vichi e Christian Raimo, altri autori che apprezzo molto.

Michele Mari però è un’altra cosa: è figura che riesce a essere al centro del dibattito letterario contemporaneo e allo stesso tempo ad abitare i suoi estremi margini, a stare nell’invisibilità di un successo circoscritto e snobisticamente esclusivo. Il suo virtuosismo letterario fa il resto. Per chi di suo non abbia mai letto nulla, consiglio Cento poesie d’amore a Ladyhawke e Rosso Floyd.

Quest’anno, così come mi successe nel 2006, ho un libro per cui tifare.

Shelly Kittleson e il capire l’Iraq da vicino

Ora che la minaccia dell’Isis si è notevolmente ridotta, alcuni osservatori affermano di non vedere la necessità non solo di una missione di combattimento statunitense, ma anche della continua esistenza di fazioni armate non sottoposte al controllo governativo. In molti le descrivono come organizzazioni di tipo mafioso dotate di armamenti pesanti, che rischiano di trascinare l’Iraq in una guerra che il paese non vuole né può permettersi.

Shelly Kittleson, la giornalista rapita in Iraq, sul Foglio di ieri.

Il reale valore di questa Nazionale

Vent’anni fa ai rigori si vinceva la finale dei Mondiali. E si piangeva.

Oggi ai rigori si perde la partita per andarci. E ci si vergogna.

Che poi, a essere onesti, se la Nazionale italiana viene eliminata dalla Bosnia (al sessantacinquesimo posto del ranking FIFA), possiamo serenamente accettare sia oggettivamente poco competitiva?

Umberto

Chi ha apprezzato Umberto Eco non può che leggere questo gioiellino di Roberto Cotroneo.

Chi era Umberto Eco? Lo si può raccontare partendo da minuzie, dettagli, brevi mail, lettere svianti, telefonate improvvise e persino silenzi? Si può comporre un mosaico complesso, entrare nella mente vulcanica di questo grande scrittore attraverso dei fili sottili e quasi invisibili? È quello che in questo libro ha fatto Roberto Cotroneo, tra le persone che sono state più spesso accostate a Eco: entrambi di Alessandria, entrambi editorialisti de “L’Espresso”, uno maestro, l’altro allievo. […] In questo libro Eco è sempre Umberto. Ne esce un testo originale che fa genere a sé, una dichiarazione di stima e amicizia, una ricerca appassionata, il racconto di un’epoca. Queste pagine sarebbero piaciute a Eco perché, come conclude Cotroneo: “L’unico libro possibile su di te, Umberto, è un libro di frammenti”.

Vivamente consigliato. (qui l’intervista all’autore)