Trescore Balneario e l’asticella della violenza

Tutte le volte che un caso di cronaca finisce per avere risalto nazionale, non c’è occasione che il politico di turno finisca per caldeggiare nuove norme per evitare che possa succedere nuovamente.

A seguito dell’opinione a caldo, difficilmente qualcosa viene realmente fatto (o quantomeno non in tempi brevi): a onor del vero, per il caso specifico, l’attuale maggioranza ha depositato un disegno di legge per arginare alcuni fenomeni di violenza, ma ancora non è stato approvato.

La violenza fisica e verbale verso gli insegnanti – e non solo – è un’emergenza già da qualche anno: possibile che nel concreto, a parte gli slogan, non venga fatto nulla? Possibile che per avere un’accelerata parlamentare si debba aspettare sempre la tragedia?

Tredici anni, terza media, con un coltello. Una maglia con su scritto Vendetta e nello zaino una pistola scacciacani. Ogni giorno che passa ho la sensazione che l’asticella della violenza si sposti sempre più in alto.

La piccola (?) trasgressione di Gabriella Carlucci

Tutte le volte che vedo ‘ste cose penso alla riluttanza da parte di una certa politica nello stare all’interno delle regole (giuste o sbagliate che siano).

Evidentemente non si rendono conto, non c’è altra spiegazione.

Nelle consultazioni elettorali o referendarie è vietato introdurre all’interno delle cabine elettorali telefoni cellulari o altre apparecchiature in grado di fotografare o registrare immagini.

Højskolen

C’è chi negli anni teorizzava che prima o poi sarebbe successo.

Poi, magari quello che seguiva un po’ più da vicino il mondo delle tendenze e dei nuovi media, diceva che no, a tutto c’è un limite…

Ecco, pare che il limite sia stato superato…

Fonte: https://nyheder.tv2.dk/

Giornalismo e IA

Tra le mille storie laterali riguardanti l’intelligenza artificiale e il modo di fare giornalismo, ce n’è una che penso valga la pena essere raccontata.

Nei giorni scorsi si è parlato e scritto tanto di un giornalista romano arrestato per pedofilia: in tutte le redazioni è partita la caccia per sapere nome e cognome, fino a quando qualcuno ha pensato bene di chiedere alle varie piattaforme di intelligenza artificiale. È così arrivato il nome e cognome del presunto colpevole. Ma sbagliato. Con una doppia violazione, perché oltre a non segnalare che erano necessarie particolari accortezze per tutelare con l’anonimato i minori, l’Intelligenza artificiale ha anche diffuso notizie false e lesive della reputazione delle persone chiamate ingiustamente in causa. 

Gemini, intelligenza artificiale di Google, ha indicato il nome di una persona deceduta. 

ChatGpt ha fornito il nome di un giornalista vivente, con le stesse iniziali dell’arrestato ma di età diversa. 

Il più corretto è stato Grok che si è rifiutato di dare informazioni sottolineando che i minori vengono prima di qualsiasi curiosità o scoop. 

Solo dopo alcune ore Gemini e ChatGpt hanno corretto le loro risposte e smesso di dare informazioni, limitandosi a fornire link sull’arresto.

Il problema dell’accuratezza delle fonti riguarda da anni il nostro sistema giornalistico: è questo il nuovo modello di fare informazione?

In difesa della Costituzione antifascista

Tutte le volte che qualcuno a destra cerca di modificare la nostra meravigliosa Costituzione, c’è un coro a sinistra che motiva il non volere cambiare la Carta in quanto difendere la Costituzione è un dovere antifascista.

Bene. Se così realmente fosse, anche loro non dovrebbero permettersi di modificarla, difendendo lo stesso identico principio.

Eppure ricordo che la Costituzione antifascista fu cambiata sei anni fa, con la riduzione dei parlamentari voluta dal PD insieme con il Movimento Cinque Stelle (Elly Schlein era contraria, ma all’epoca era “solo” Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna). 

Nel 2001, la Costituzione antifascista fu cambiata, con la modifica del Titolo V voluta dai Democratici di Sinistra, per potenziare i poteri di regioni ed enti locali. 

Andiamo ancora a ritroso? Nel 1993 la Costituzione antifascista fu cambiata (anche) dal Partito Democratico della Sinistra, per cancellare l’immunità parlamentare. Certo, venivamo da Tangentopoli, ma ricordo l’ampia maggioranza raggiunta anche grazie all’intesa con il Movimento Sociale.

Eppure nel 1993, nel 2001 e nel 2020 non ricordo lo stracciarsi le vesti per salvare la Costituzione antifascista.

Ricordo male io o la Carta è da difendere solo da chi non la pensa come noi?

Il centrodestra e la famiglia nel bosco

Quando leggo esponenti di centro destra come Matteo Salvini giustificare l’operato della famiglia nel bosco (qui un breve riassunto della vicenda) criticando aspramente l’intervento dei giudici del Tribunale de L’Aquila, mi viene molto da sorridere. Con il decreto 123/2023 (voluto e votato dall’attuale maggioranza, definito Decreto Caivano) si prevede l’arresto per chi non manda i propri figli a scuola.

Il responsabile dell’adempimento dell’obbligo scolastico che, ammonito ai sensi dell’articolo 114, comma 4, del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, non prova di procurare altrimenti l’istruzione del minore o non giustifica con motivi di salute, o con altri impedimenti gravi, l’assenza del minore dalla scuola, o non ve lo presenta entro una settimana dall’ammonizione, è punito con la reclusione fino a due anni. Il responsabile dell’adempimento dell’obbligo scolastico che, ammonito ai sensi dell’articolo 114, comma 5, secondo periodo, del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 per assenze ingiustificate del minore durante il corso dell’anno scolastico tali da costituire elusione dell’obbligo scolastico, non prova di procurare altrimenti l’istruzione del minore o non giustifica con motivi di salute, o con altri impedimenti gravi, l’assenza del minore dalla scuola, o non ve lo presenta entro una settimana dall’ammonizione, è punito con la reclusione fino a un anno.

Bisognerebbe ricordare a chi si riempie la bocca con giudizi morali sommari, che la situazione è anche figlia di quello che la propria parte politica ha approvato in Parlamento.

Il costo del carburante in Italia

Da oggi 19 marzo e fino al 7 aprile verrà tagliato il costo dei carburanti alla pompa di circa 25 centesimi. La misura principale del provvedimento è la riduzione delle accise, una delle componenti che formano il prezzo dal benzinaio. Di conseguenza diminuisce anche l’Iva, che si calcola sull’intero prezzo al distributore, comprensivo quindi delle stesse accise.

Ma al netto di tutto questo, qual è il costo del carburante in Italia?

– 0,993 €/litro, il gasolio
– 0,818 €/litro, la benzina
– 0,439 €/litro, il GPL

Il resto sono tutte imposte.

Fonte: Ministero dell'Ambiente
Fonte: Ministero dell’Ambiente

Ne consegue che fanno molto gettito e reggono buona parte delle spese del paese. Spese che i vari Ministeri sono costretti a tagliare:

Fonte: https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2026/03/18/64/sg/pdf

Quando sentiamo ciclicamente proposte sull’eliminazione o comunque sul taglio delle accise, pensiamo veramente che qualche governo vi possa rinunciare a cuor leggero?

Su Fedez, Meloni e la comunicazione a sinistra

Sommessamente mi permetto di fare due conti: Giorgia Meloni va da Fedez a PulpPodcast (310.000 iscritti al canale YouTube e oltre un milione di visualizzazioni per le puntate più popolari). Fedez ha oltre tredici milioni di follower solo su Instagram che a naso non coincidono con quelli di un qualsiasi leader politico italiano. Elly Schlein e Giuseppe Conte, invitati, declinano l’invito. 

Sembra proprio che l’opposizione non riesca più a stare al passo coi tempi. Il mondo è cambiato, la comunicazione anche: chi continua a fare la morale nei salottini televisivi è rimasto indietro ai primi governi Berlusconi. Oggi più che mai la politica deve parlare dove ci sono le persone, cosa che faceva benissimo la sinistra mezzo secolo fa.

Poi cosa è successo?

Perché nessun artista per il sì?

Come ben sappiamo, tra quattro giorni ci sarà il referendum costituzionale per confermare o meno la riforma della magistratura proposta dal governo Meloni, quella che viene impropriamente chiamata Riforma della giustizia (qui un utile articolo su cosa succederebbe qualora vincesse il sì).

Leggendo i giornali e facendo un giro tra i vari siti d’informazione, noto che nessun artista – o comunque nessuno che lavori nel mondo dell’arte – si è ancora schierato pubblicamente a favore del sì.

Giusto per fare un rapido (più o meno) riepilogo, invitano a votare per il no Nanni Moretti, Ficarra e Picone, Fiorella Mannoia, Ermal Meta, Lino Guanciale, Manuel Agnelli, Elio Germano, Antonio Scurati, Toni Servillo, Alessandro Gassman, Anna Foglietta, Riccardo Scamarcio, Daniele Vicari, Mimmo Calopresti, Maurizio de Giovanni, Sonia Bergamasco, Milena Vukotic, Paolo Fresu, Ottavia Piccolo, Mauro Biani, PIF, Daniele Silvestri, Massimo Dapporto, Tomaso Montanari, Gad Lerner, Marco Revelli, Edoardo Purgatori, Tullio Solenghi, Laura Morante, Anna Foa, Paolo Berizzi, Massimo Ghini, Daniela Padoan, Eugenio Finardi, Gianni Canova. 

E questi sono solo alcuni.

Ora, considerando che quasi tutti i sondaggi – Ipsos, SWG e Demopolis ad esempio – concordano (con ultime rilevazioni del 6 marzo 2026) nell’attribuire un leggerissimo vantaggio al no (ma molto dipenderà dall’affluenza), come è mai possibile che nessun artista si schieri apertamente a favore della riforma?

Possibile mai che non ci sia un cantante, un attore, un regista, un fonico, un fotografo, un produttore, un montatore, un oboista, un cameraman che sostenga il no? Statisticamente è possibile una cosa del genere? 

Possiamo ragionevolmente pensare che tutto quello che gravita intorno alla cultura in Italia, sembra vivere in un mondo a parte? Possiamo avere il legittimo sospetto che in certi ambienti alcune opinioni possano essere socialmente improponibili?

La guerra dell’attenzione

Per una persona fissata con la puntualità come me avere la sensazione di essere in ritardo è fastidioso, ma è esattamente così che mi sento quando ho bisogno di un po’ di tempo per elaborare notizie e sviluppare un pensiero critico partendo dal tema del giorno. 

In questi ultimi mesi mi è successo proprio questo quando per esempio sulla mia bolla social molti amici hanno cominciato a scrivere della guerra in Iran e prima ancora dei dazi imposti dall’amministrazione Trump. Ora pare che l’argomento che ci accompagnerà fino al prossimo weekend sia il voto al referendum costituzionale.

Quando ho capito veramente cosa volessi dire e come scriverlo, mi sembrava decisamente troppo tardi, un argomento superato. 

Avere un pensiero critico è faticoso: pretende studio e mente aperta per mettere in discussione tutte le proprie convinzioni, al netto delle proprie ideologie. Questa volontà di avere una risposta o una soluzione pronta sempre e comunque, credo derivi molto dal fatto di essere immersi sempre di più in una società che non lascia spazio all’attesa, al tempo sospeso, alla possibilità di percorrere una strada o un ragionamento più articolato. 

Inoltre non possiamo più permetterci di sostenere una nuova tesi per paura che la memoria digitale faccia spuntare fuori un pensiero espresso anni prima in contrasto con quanto scritto oggi, come se noi e il mondo che ci circonda rimanessimo immobili: evoluzione di pensiero scambiata per mancanza di coerenza.

Ho cercato di ragionare su tutto questo e più che darmi delle risposte ho trovato ulteriori domande: cosa ci racconta questa esibizione dell’evoluzione della guerra dell’attenzione? Perché questa cosa sta succedendo proprio ora? Perché la società ci preferisce con delle opinioni nette e formulate nel più breve tempo possibile? Perché il non avere nell’immediato un’idea netta è percepito negativamente?