Perfect days

Segnalo una cosa bella per chi, ogni tanto, ha voglia di guardare un film senza inseguire necessariamente colpi di scena, effetti speciali o trame complicatissime.

Nel catalogo gratuito di RaiPlay è arrivato (mea culpa, non so da quando) Perfect Days (2023), il bellissimo film di Wim Wenders.

Il protagonista, Hirayama, pulisce i bagni pubblici di Tokyo. La sua vita sembra ripetersi uguale ogni giorno: il lavoro, la musica ascoltata nelle vecchie cassette, i libri, le fotografie, qualche incontro casuale. Eppure, proprio dentro questa apparente normalità, Hirayama sembra aver trovato un modo tutto suo di stare al mondo.

È un film che non ha fretta: osserva le piccole cose, quelle che normalmente ci passano davanti senza che ce ne accorgiamo e riesce a trasformarle in qualcosa di importante.

Forse è proprio questo il bello di Perfect Days: ricordarci che non tutte le giornate devono necessariamente essere straordinarie per essere belle.

Se non l’avete ancora visto, recuperatelo: potrebbe diventare uno di quei film da riguardare quando avete bisogno di rallentare un po’.

Papa Francesco, un uomo di parola

In occasione dell’anniversario della morte di Papa Francesco, Sky sta trasmettendo il documentario Un uomo di parola di Wim Wenders, uscito nel 2018 e presentato lo stesso anno al Festival di Cannes.

La pellicola è molto più di un documentario: è un incontro. Un dialogo diretto, quasi intimo, con Papa Francesco, che qui non viene raccontato attraverso filtri o interpretazioni, ma si espone in prima persona, con una semplicità disarmante.

Wenders sceglie una strada essenziale, quasi invisibile. Rinuncia agli effetti, lascia spazio alle parole e allo sguardo. Ed è proprio questa sobrietà a rendere il film così potente: non c’è bisogno di costruire un personaggio, perché la forza del racconto sta tutta nella coerenza tra ciò che viene detto e ciò che si percepisce.

Il Papa parla di ambiente, disuguaglianze, pace, responsabilità individuale. Temi enormi, affrontati con un linguaggio accessibile, mai retorico. C’è un senso di urgenza, ma anche di fiducia: l’idea che il cambiamento sia ancora possibile, a partire dai gesti più semplici.

Un uomo di parola colpisce proprio per questo: per la capacità di essere diretto senza essere semplicistico, profondo senza essere distante. Non chiede adesione, ma attenzione. Non impone, ma invita.

È un film che resta, non tanto per ciò che mostra, ma per ciò che lascia. Una sensazione rara: quella di aver ascoltato qualcuno che crede davvero in ciò che dice.