Jay Kelly

Complice il periodo pasquale, ho recuperato su Netflix Jay Kelly di Noah Baumbach, con George Clooney.

La critica si è abbastanza divisa: c’è chi lo ha apprezzato, chi lo ha definito melenso, chi una commedia riuscita a metà, chi troppo lineare.

Jay Kelly è una di quelle pellicole che non ha bisogno di strafare per colpire. Niente effetti speciali invasivi o colpi di scena costruiti a tavolino: qui si gioca tutto sull’atmosfera, sui personaggi e su una storia che cresce piano, ma in modo costante.

Il vero cuore del film è il protagonista: Jay Kelly è un personaggio imperfetto, realistico, a tratti persino spigoloso. Ed è proprio questo a renderlo interessante. Non è il classico eroe da cinema: sbaglia, tentenna, si mette in discussione. Ma proprio in queste crepe si inserisce l’empatia dello spettatore.

E poi c’è quel qualcosa in più difficile da definire. Forse è la sincerità del racconto, forse la sensazione che la storia non stia cercando di impressionarti, ma semplicemente di raccontarti qualcosa di vero. In un’epoca di film rumorosi, questa scelta diventa quasi rivoluzionaria.

A me è piaciuto. E tanto.