Complice un pomeriggio piovoso, sono riuscito a vedere The Sinners – I peccatori su Sky, il film che quest’anno ha battuto ogni record di nomination agli Oscar (16!) la cui cerimonia di premiazione è prevista stanotte da mezzanotte (ora italiana, in diretta su RaiUno e RaiPlay).
The Sinners è la storia di due fratelli gemelli, Smoke e Stack, entrambi interpretati da Michael B. Jordan (candidato come Miglior Attore Protagonista e favorito insieme a Timothée Chalamet), che tornano sul Delta dopo aver passati anni a Chicago lavorando per Al Capone. Acquistano una vecchia segheria con l’intenzione di aprire un juke joint e inaugurarlo la sera stessa del loro arrivo. Nella prima parte del film, seguiamo tutta la preparazione fino al momento in cui i due gemelli, un gruppo di vecchi amici e parenti raccattati nel corso della giornata e la nutrita clientela, aprono finalmente il locale.
Da questo momento in poi, il film cambia registro ma per evitare inutili spoiler, mi fermo qui.
The Sinners è un film importante per chiunque voglia comprendere le radici profonde del razzismo. Attraverso una narrazione intensa e (soprattutto) simbolica, il film intreccia cultura, memoria e identità in un racconto che seppur ambientato cento anni fa, parla soprattutto al presente.
Girato in 70mm, il film punta in alto anche sul piano visivo, alternando IMAX e Ultra Panavision. La colonna sonora regge l’atmosfera con coerenza, per poi spingersi verso sonorità più teatrali e disturbanti. Nel finale, però, la narrazione accelera bruscamente, alcuni personaggi vengono messi da parte in modo sbrigativo e la tensione si dissolve troppo in fretta. Nonostante questo, The Sinners resta un film che funziona proprio perché non si preoccupa di essere perfetto (e a dirla tutta, è ben lontano dall’esserlo).
In generale, per un’opera che promette vampiri, conflitto e sangue, l’azione è sorprendentemente scarsa. Si parla molto, si tocca il tema del razzismo in modo esplicito, ma senza incarnarlo veramente nel racconto. La retorica prende il sopravvento sulla narrazione. Anche il cast non aiuta. Michael B. Jordan, impegnato in un doppio ruolo, non riesce a dare una reale differenziazione ai due personaggi: lo sdoppiamento resta un espediente più teorico che drammaturgico. Analizzando il resto del cast, le interpretazioni risultano essere sottotono, la chimica tra i protagonisti è debole, e nessuno sembra davvero in grado di sollevare una sceneggiatura che già di per sé appare fragile e dilatata.
Mi è piaciuto? Risposta secca: no. Volendo andare un po’ più a fondo, l’ho trovata una pellicola ben fatta, con una sceneggiatura a tratti interessante, ma molto distante dalle cose che mi piace vedere in un film. Sicuramente la frase che mi è venuta in mente dopo oltre due ore di visione è stata Ma come è possibile che abbia preso sedici (!) nomination gli Oscar?!