La buona letteratura

Via la Repubblica (e io ne ho scritto qui)

Acqua sporca

Leggendo Acqua sporca di Nadeesha Uyangoda (candidato al prossimo Premio Strega, dove il mio preferito rimane I convitati di pietra di Michele Mari), la cosa che ho apprezzato maggiormente è il modo in cui rimette al centro un tema che nel romanzo italiano contemporaneo sembra comparire sempre meno: la questione di classe. Questo romanzo riesce a raccontare con grande lucidità cosa accade quando persone appartenenti a mondi sociali differenti finiscono per incontrarsi o scontrarsi. E da quegli attriti emergono risentimento, vergogna, incomprensioni, crudeltà, senso di inferiorità o superiorità, insieme a forme molto ambigue di affetto, colpa, paternalismo, rabbia e desiderio di riconoscimento.

Dentro questo intreccio già complesso si inserisce poi il tema dell’identità: cosa significa attraversare culture, paesi e classi sociali diverse, cosa resta di noi durante quel passaggio e quanto sia difficile sentirsi davvero arrivati da qualche parte.

Acqua sporca è anche un libro estremamente attuale. In un momento storico in cui il dibattito sull’identità e sull’inclusione è sempre più centrale, la Uyangoda offre uno sguardo prezioso e necessario, capace di creare dialogo invece che divisione: leggerlo significa confrontarsi con prospettive spesso ignorate, ma raccontate con una sensibilità che rende impossibile restare indifferenti.

Quello che colpisce maggiormente è forse l’equilibrio tra profondità e accessibilità: il libro fa riflettere, ma riesce anche a coinvolgere emotivamente pagina dopo pagina. È una lettura che arricchisce, apre domande e continua a risuonare anche dopo aver chiuso il libro.

Dopo trent’anni trascorsi in Italia, Neela ha deciso di tornare in Sri Lanka. Come l’attrazione gravitazionale della Luna, questa scelta genera maree che si ritirano dalle coste della sua famiglia, scoprendo ansie radicate nelle menti e spiriti ancestrali imprigionati nei corpi. Sull’isola, sua sorella Himali cresce una figlia sul modello di un ideale politico, con un marito fantasma, ex militante comunista immigrato senza documenti in Europa. Pavitra, la sorella più piccola, alle spalle un matrimonio insapore, si aggira come uno spettro in un appartamento non suo, soffrendo la povertà che l’ha costretta a dare in pegno l’unica ricchezza che possedeva. Ayesha, la figlia di Neela, vive a Milano una vita sgretolata, precaria, senza mai riuscire a «trovare né la soddisfazione morale né la compensazione economica». Una storia famigliare ambientata tra il presente e il passato, tra due spazi geografici che sradicano e frammentano, tra un Paese in cui è difficile provare a realizzare i propri sogni e uno in cui la magia e il mito pervadono ancora ogni cosa.