Il mondo di questi anni

È sempre interessante leggere il blog di Luca Sofri

Il mondo di questi anni ci ha abituati che su ogni cosa di qualunque scala si debba prendere posizione, a ogni critica si debba rispondere, a ogni argomento buttato lì dal primo che passa su un social network, o su un giornale che ha preceduto l’arrivo degli hater di un decennio, si debbano opporre ragioni. Anche quando non ne sappiamo niente, anche quando avremmo tutti cose migliori da fare, anche quando la questione è insignificante («eh, ma è il principio!»), anche quando è chiaro che stiamo cascando in una strumentale richiesta di attenzioni, da parte di troll o di giornali quotidiani.

I blog e quella voglia di dire la propria

Una ventina d’anni fa i blog erano praticamente l’unico spazio per dire la propria online, e Google li spingeva in cima ai risultati: da lì nacque una notorietà spesso casuale e passeggera per un piccolo gruppo di persone che, altrimenti, difficilmente avrebbero avuto visibilità. Eppure erano voci interessanti: preparate, brillanti, ironiche, capaci di accendere curiosità e aprire prospettive nuove sul futuro.

Oggi lo scenario è completamente diverso: sono arrivati strumenti più immediati (ah, i social!), gli algoritmi sono cambiati, le relazioni online si sono trasformate in qualcosa di diverso e internet è diventato un luogo da frequentare con più cautela.

Non seguo più i blog come una volta (anche perché numeramente molti meno di un tempo), ma continuo a seguire quelle stesse persone attraverso altri canali: nel frattempo ne ho scoperte di nuove, continuando ad arricchirmi grazie al loro modo di vedere il mondo.

I blog, per come li conoscevamo, sono ormai un ricordo, ma questo non significa che qualcosa sia finito davvero: non si è chiusa un’epoca nel senso più definitivo, non si sono spente le possibilità. Sono soltanto cambiati i tempi e io forse sono rimasto all’idea romantica che avevo vent’anni fa.