Cara televisione di Aldo Grasso è uno di quei libri che, più che parlare della televisione, la osservano mentre si trasforma sotto i nostri occhi.
Grasso non si limita a celebrare o demolire il mezzo: lo attraversa. Racconta la TV come specchio collettivo, come abitudine quotidiana, ma anche come linguaggio che cambia, si adatta, si impoverisce e a volte sorprende.
Il suo sguardo è sempre preciso, mai indulgente, ma nemmeno nostalgico in modo sterile: c’è piuttosto una forma di attenzione critica che oggi è sempre più difficile trovare.
La forza del libro sta proprio in questo equilibrio: da una parte l’esperienza di uno dei più importanti osservatori della televisione italiana, dall’altra la capacità di non ridurre tutto a un giudizio definitivo. La TV non viene trattata come un reperto del passato, ma come un organismo vivo, contraddittorio, che continua a influenzare gusti, linguaggi e immaginario collettivo.
Cara televisione è una lettura che funziona anche per chi pensa di non guardare più la TV. Perché, in realtà, parla di molto altro: di come raccontiamo il mondo, di cosa scegliamo di vedere e di cosa ci scorre addosso senza che ce ne accorgiamo.
Ed è proprio qui che il libro colpisce: nel farci capire che la televisione, anche quando la critichiamo, continua a dirci qualcosa su di noi.
