I cento anni di Miles Davis

Cent’anni fa nasceva Miles Davis. E forse il modo migliore per celebrarlo è ricordare una cosa semplice: pochi artisti hanno cambiato così tante volte la musica senza mai smettere di essere riconoscibili.

Miles non era soltanto un trombettista straordinario. Era un uomo inquieto, allergico alla ripetizione, uno che sembrava annoiarsi appena capiva di aver trovato una formula vincente. Avrebbe potuto vivere per sempre del successo di Kind of Blue (uno dei dischi più importanti della storia del jazz) e invece ha continuato a spostare il confine: dal cool jazz alla sperimentazione elettrica, fino a contaminazioni che all’epoca fecero storcere il naso ai puristi.

La sua grandezza stava anche nel coraggio di sbagliare. Davis non cercava il consenso immediato: cercava il futuro. E spesso lo trovava prima degli altri. Per questo molti dei suoi dischi, inizialmente criticati, oggi vengono considerati pietre miliari.

C’è poi qualcosa di profondamente moderno in lui: Miles capiva che l’arte non può restare immobile. Cambiare significava rischiare di deludere qualcuno, ma anche evitare di diventare la copia di sé stessi. Una lezione che vale ben oltre la musica.

A cento anni dalla nascita, Miles Davis continua a parlarci non solo attraverso le sue note, ma attraverso il suo modo di stare al mondo: inquieto, elegante, imprevedibile. Perché alcuni artisti non invecchiano davvero.

Semplicemente, continuano ad arrivare sempre un po’ prima degli altri.